Roma, altro che zone a luci rosse: il prefetto Gabrielli annuncia un giro di vite

Tempi duri per i forzati del sesso (mercenario) a Roma. Non solo finisce nel cassetto la stravagante dell’ex sindaco Ignazio Marino di fare di Roma la prima città italiana in cui è previsto un “quartiere del sesso”, ma accade anche che il prefetto Gabrielli annunci un giro di vite in materia di prostituzione in città. “Sulla prostituzione, ed è una sollecitazione che ho già fatto al Campidoglio, la soluzione non è creare delle zone a luci rosse che favoriscano l’esercizio ma escludere, disincentivando l’attività, quelle zone che impattano con la vita dei cittadini, come vicino ad abitazioni, scuole e parchi”. Il prefetto di Roma lo ha detto durante il tavolo sulla sicurezza in IX municipio. Il minisindaco Andrea Santoro ha annunciato che scriverà “una lettera al commissario Tronca perché firmi un’ordinanza che vieti la prostituzione vicino a scuole e zone residenziali, partendo dall’Eur come sperimentazione”.

L’idea di una zona a luci rosse a Roma era stata lanciata all’inizio dell’anno dal non rimpianto ex primo cittadino. Già in aprile si sarebbe dovuta inaugurare  la prima via dove sarebbe stato possibile esercitare quello che è definito il mestiere più vecchio del mondo. Il quartiere che doveva ospitare l’iniziativa era quello dell’Eur, tra ministeri, uffici e grattacieli, da anni ormai punto di ritrovo per prostitute e clienti tanto da portare l’amministrazione comunale a stabilire prima divieti di transito notturni e poi ad ipotizzare l’installazione – mai avvenuta – di telecamere in strada. Poi il montare delle polemiche tra le forze politiche capitoline aveva costretto Marino a fare marcia indietro. Ora, sarà per effetto del Giubileo o per il dilagare del degrado della vita cittadina, siamo arrivati al proibizionismo più intransigente. C’è comunque di che rimanere stupiti. La prostituzione in strada, a tutte le ore del giorno, è certo un fatto intollerabile. Ma non si capisce perché l’argomento deve essere considerato tabù pur nell’Italia di oggi. Per molti l’orologio è ancora fermo al 1957, quando furono chiuse le case di tolleranza per effetto della Legge Merlin.