Proteste a Roma, sulla Flaminia un altro centro di accoglienza per i rifugiati

Ecco un’altra decisione dagli effetti politici e sociali devastanti, quella presa dalla Prefettura di Roma di trasformare l’hub di trasferimento dell’Hotel Point di Via Flaminia 988 in un vero e proprio centro di accoglienza per richiedenti protezione internazionale. La decisione è giunta a seguito dell’assemblea svoltasi presso il Consiglio del Municipio XV, annunciata dalla viva voce del Viceprefetto Casaccio. Le proteste dei cittadini residenti nella zona e nelle vie limitrofe non si sono fatte attendere. Una nota di Fratelli d’Italia, giunta attraverso Giorgio Mori del Dipartimento immigrazione di FdI, fa notare che «questa decisione cala una vera e propria scure sulla trasparenza e sulla credibilità dell’amministrazione prefettizia: infatti agli accordi presi con la cittadinanza erano ben altri, dal momento che nel luglio scorso il prefetto stesso aveva dato rassicurazioni sul carattere di “temporaneità” della struttura per i rifugiati». Adesso sono state completamente rivoltate le carte in tavola. Sotto accusa ancora una volta «la credibilità politica del presidente Torquati del XV Municipio, del Pd, che «appare dunque agli occhi di tutti avere raggiunto il capolinea». Il presidente non è stato in grado di recitare alcun ruolo nell’ambito delle decisioni prese dalla Prefettura ai danni della cittadinanza e della parola data.

Rifugiati in Hotel e italiani sotto i ponti

La questione dell’Hotel Point trasformato ora di fatto n un centro di accoglienza per i rifugiati è molto tormentata: i migranti accolti dovevano essere trasferiti al loro centro di provenienza, ubicato a Ciampino, a inizio di settembre. E invece profughi, rifugiati o clandestini che siano, sono ancora lì e questo, per Fratelli d’Italia e e per gli abitanti presi in giro da tempo, è fonte di «gravissimo pericolo che incombe sulla cittadinanza locale». “Profughi in Hotel e italiani sotto i ponti” è solo uno dei tanti striscioni che da tempo sono appesi ed esposti negli innumerevoli presidi di protesta che si sono avvicendati davanti l’Hotel, che nel frattempo è diventato un “ghetto”, con gravi problemi di sicurezza per chi abita nei pressi.