La prima volta delle saudite al voto. Ma non possono ancora guidare

Tre elettrici con il corpo e il volto completamente coperti che si fanno un selfie al seggio, altre che si mettono in posa per le telecamere davanti alle urne. Così le saudite – o meglio, una piccola parte di loro – hanno festeggiato la data storica del 12 dicembre, in cui per la prima volta in Arabia Saudita le donne hanno potuto votare e presentarsi candidate per i soli organi eletti del Paese, i Consigli municipali. In realtà il numero di 130.000 donne che si sono registrate nelle liste elettorali è pari a un decimo di quello degli uomini. Mentre le candidate sono meno di un migliaio rispetto ai quasi 6.000 colleghi maschi. Le possibilità di vittoria per la maggior parte di loro sono quindi scarse. Ma la partecipazione femminile, in base da un decreto emesso nel 2011 dall’allora re Abdullah, è un primo segnale dall’alto valore simbolico, in un Paese dove la vita di una donna è sottoposta a severissime limitazioni. Oltre a non poter ancora guidare, infatti, le cittadine saudite devono sottostare alla tutela dei familiari maschi – normalmente il padre, un fratello o il marito – per ogni atto ufficiale, per ottenere il passaporto, espatriare o avere accesso all’università. Inoltre, negli uffici pubblici e nelle banche vige la segregazione tra uomini e donne, così come in occasione delle elezioni di oggi, quando i cittadini dei due sessi hanno votato in seggi separati.

Le donne saudite dipendono in tutto dagli uomini

Anche durante la campagna elettorale, le candidate sono state penalizzate dal divieto di incontrare elettori uomini, ai quali si sono potute rivolgere solo rimanendo dietro una partizione e servendosi del microfono oppure usando come portavoce un uomo della famiglia. Comunque, i candidati sia uomini sia donne hanno utilizzato soprattutto i social media per rivolgersi agli elettori, essendo tra l’altro vietata ad entrambi i sessi l’esposizione di proprie fotografie in pubblico. Al di là di quelli che saranno i risultati, «riconoscere il diritto di voto alle donne è già un passo verso l’uguaglianza», ha detto alla televisione panaraba Al Jazira Mona Abu Suliman, una consulente nel settore dei media. «Ci sono alcuni – ha aggiunto – che vedono questo come un passo verso l’occidentalizzazione, e sono contrari. Ma non credo che siano la maggioranza. La maggioranza è neutrale, o favorevole». Anche una candidata di Gedda, Lama al Sulaiman, dà un giudizio critico a proposito della copertura dei media internazionali. «Qui da noi – dice – ci sono donne medici e ingegneri, non è come se non esistessero. Ma la stampa internazionale riporta solo gli aspetti negativi». I Consigli municipali da rinnovare sono 284. I seggi elettivi sono due terzi del totale, mentre l’altro terzo sarà occupato da componenti nominati dal governo. È questa la terza volta che elezioni municipali si tengono nel Paese, dopo quelle del 2005 e del 2011. Nel decreto di quattro anni fa, Abdullah – che è morto nel gennaio di quest’anno – stabilì anche che dovessero essere donne il 20 per cento dei membri della Shura, un consiglio consultivo nazionale di 150 membri, tutti nominati dal sovrano.