La paura fa 90. E Renzi manda i suoi in piazza a propagandare l’ottimismo

La paura di solito fa 90. Ma per Matteo Renzi fa 2.113. Tanti quanti sono i banchetti piazzati in altrettante piazze d’Italia da deputati e militanti. Dai volenterosi del futuro Partito della Nazione, momentaneamente organizzati nel partito che fu di Veltroni, D’Alema e Bersani e che adesso si sobbarcano il compito di distribuire il materiale di propaganda. Perchè è appunto di propaganda che si tratta. Fòle, si direbbe al Nord. Minchiate, al Sud. Propaganda scaccia paura. Perché è proprio quella che c’ha Matteo Renzi. Ha esattamente una paura fottutissima di uscire sconfitto dalle urne delle comunali della prossima primavera. Lui e il suo rinnovamento. Che oramai l’anno capito tutti che è una presa per i fondelli. Come la “rottamazione”, servita per scalare il potere e, subito, archiviata a beneficio dei vari Marchionne e compagnia cantando. La Rai che sarebbe andata sul mercato e che invece è stata occupata manu militari. E Cassa Depositi e Prestiti, idem. Ed Eni e poi Enel e Poste e Finmeccanica e le Ferrovie e tutto il resto. Tutto quel che c’è da prendere. Persino la difesa delle banche in bancarotta con i cocci gettati in faccia alla clientela che c’aveva creduto. E poi gli esodati che non finiscono mai. E i disoccupati che ce ne stanno sempre di più. Perchè diminuisce solo chi lo cerca il lavoro, nel senso che molti c’hanno definitivamente rinunciato. Lo sa bene Renzi. L’ha capito che l’ottimismo, sparso a piene mani ovunque e dovunque, non tira più. Lo vede che il suo ottimismo si schianta contro la cruda realtà dei numeri e dei dati economici deprimenti. Perciò ecco la paura che avanza. Ed ecco l’ennesimo gioco di prestigio: i banchetti. Ecco le giornate di propaganda in piazza. Con tutti i renziani più renziani ai tavoli. A spiegare quant’è bello, quant’è buono e quant’è bravo il loro Matteo. Che, a proposito di paraculate, ha trovato pure il modo di promettere 500 euro ai neo diciottenni, quelli che andranno per la prima volta al voto. Rinverdendo così l’antica, atavica tradizione italica. Quella dello scambio in presenza di voto. Quella che fu sublimata dalla scarpa del comandante Achille Lauro nella Napoli degli anni sessanta (una prima e l’altra dopo il voto) o dai pacchi di pasta e zucchero nella Sicilia della Dc. Perciò, non potendo dare altri 80 euro a tutti, ecco il regalo a chi arriva alla maggiore età. Banchetti, sorrisi, speranze, promesse e un gruzzoletto ai maggiorenni. Ecco l’idea di Renzi per esorcizzare la paura fottuta del voto. Ecco l’ennesima declinazione del nuovo che avanza. E che sa tanto di vecchio.