Parigi, il maestro confessa: «Nessuna aggressione dell’Isis, l’ho inventato»

Ha ammesso di aver inventato tutto il maestro di Aubervilliers, banlieue di Parigi, che aveva denunciato di essere stato accoltellato da un uomo dell’Isis. La notizia, diffusa dalla radio France Info, aveva comprensibilmente destato grande allarme, anche in relazione al fatto che si pensava che l’uomo autoproclamatosi terrorista fosse riuscito a darsi alla fuga.

Il racconto dell’insegnante

Secondo il racconto dell’insegnante, verso le 7 e 40 nella scuola materna Jean Perrin ad Aubervilliers, a Saint Denis, un uomo con il volto coperto da un passamontagna e con indosso una tunica bianca, lo aveva colpito prima con un taglierino e poi con un coltello. Il maestro, effettivamente ricoverato in ospedale con ferite da arma da taglio, seppur lievi, aveva riferito che l’aggressione era avvenuta mentre si trovava era da solo in classe, in attesa dell’ingresso dei bambini. L’aggressore, aveva aggiunto, aveva urlato: «È l’Isis. Questo è solo un avvertimento!».

La confessione davanti ai pm della procura antiterrorismo di Parigi

Dopo la denuncia, decine di vetture della polizia e delle forze speciali avevano circondato l’edificio scolastico, era scattata la caccia all’aggressore e la procura antiterrorismo di Parigi aveva aperto un’inchiesta per tentato omicidio legato ad associazione per delinquere con scopi terroristici. Ed è stata poi proprio la procura ad appurare durante l’interrogatorio come erano andate davvero le cose. Ora, da un nuovo interrogatorio, ci si attende anche di capire per quale motivo il maestro, 45 anni, abbia deciso di inventare l’aggressione.

Le minacce agli insegnanti sulla rivista dell’Isis

Sullo sfondo della vicenda, ad alimentare l’allarme, oltre al timore delle azioni dei lupi solitari, ormai fortemente radicato non solo in Francia ma in tutta Europa, c’era un articolo comparso sul numero di novembre Dar al Islam, rivista in lingua francese del sedicente Califfo, in cui venivano attaccati violentemente i funzionari scolastici francesi, definendoli «nemici dell’Islam», colpevoli di essere «insegnanti di laicità» e «in guerra aperta con la famiglia musulmana».