Paragonano il Fn all’Isis. La Le Pen diventa una furia e gliela fa pagare

Paragonano il Front National all’Isis. E Marine Le Pen gliela fa pagare cara Come una furia,  la leader del Fn ha inondato Twitter con le immagini più cruente e sanguinarie delle esecuzioni dell’Isis, teste mozzate, corpi straziati, prigionieri arsi vivi. Tutta colpa, nell’intento della presidente del Front National, di una trasmissione radiofonica in cui il suo partito era stato paragonato alla jihad. La sinistra ha subito gridato istericamente allo scandalo e il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve ha allertato la sezione ad hoc della polizia che vigila sui contenuti illegali del web, così da far aprire un’inchiesta per «diffusione di immagini violente». Incredibile il commento del primo ministro Manuel Valls, che ha accusato la Le Pen di essere «una piromane dei dibattiti».

Ecco cosa ha scatenato la rabbia di Marine Le Pen

Che cosa ha scatenato la rabbia di Marine Le Pen? «Quando dei giornalisti o dei politici sono così indegni da fare un parallelo fra Daesh e il Front National – ha spiegato a Le Monde – hanno bisogno di rendersi conto della gravità delle loro affermazioni confrontandole con l’atrocità dei crimini di Daesh». La scintilla era scoppiata su Rmc, tradizionale trasmissione condotta dal giornalista Jean-Jacques Bourdin, ospite il politologo ed esperto di questioni islamiche, Gilles Kepel, che presentava il suo ultimo libro sui jihadisti francesi. Nel libro, gli ha chiesto Bourdin, «lei collega il jihadismo francese alla crescita del Front National». L’autore ha precisato: «Certo, non sono la stessa cosa, ma sono due fenomeni che fanno un po’ parte della stessa congruenza, si assomigliano». Per Marine Le Pen tutto questo è stato «un inaccettabile scivolone». Bourdin, per la leader del Fn, «deve ritirare quelle affermazioni immonde». Passano pochi minuti, e l’account Twitter della presidente del Front National, che conta 830.000 followers, si riempie di immagini che sui social network erano arrivate sempre tagliate, censurate o pixelate per evitare lo shock di vedere teste mozzate o corpi in fiamme. Su ogni immagine, l’hashtag “QuestoèDaesh”.