Non sanno più come fermare Marine Le Pen: Hollande e Sarkozy tremano

Tutti ai blocchi di partenza con lo sguardo a domenica prossima per i ballottaggi alle regionali francesi. La paura fa Novanta. La sinistra sacrifica le proprie liste e i propri candidati laddove sono in testa le due Le Pen, i repubblicani di Sarkozy si dividono sul voto mentre la destra del Front National procede come un treno serrando i ranghi. Domenica si riparte. Marine Le Pen risponde per le rime al giornalista che vuole mettrla in difficoltà e le chiede – in diretta al tg  – se da presidente della Regione pensi di potersi candidare all’Eliseo («certo, ho un’enorme capacità di lavorare»), risponde. I socialisti, grandi perdenti finora, sognano la ripartenza. A parole. Valls proclama che al ballottaggio la sinistra «può ancora vincere ovunque». Ma, intanto, dilagano le discussioni interne sulle colpe della classe dirigente francese, sull’inabissarsi dell’elettorato socialista e il parallelo aumento esponenziale dei voti alla destra della Le Pen negli ultimi 20 anni. La parola d’ordine a cui si appellano socialisti e destra moderata è rigettare la responsabilità sugli avversari negando ogni addebito. Difendersi attaccando. Come tattica non è un granché.

Tutti contro Marine Le Pen, ma i conti non tornano

In ogni caso – come ha ordinato Nicolas Sarkozy  – l’imperativo è restare tutti allineati, almeno fino a domenica. Poi, dibattito aperto su quella che deve essere la linea del partito. Invece nel fronte della sinistra fanno il contrario, volano gli stracci ora, poi si vedrà. Non sanno più come fermare il ciclone Le Pen e per tentare di frenarlo stanno andando contro un muro. Fa rimore il braccio di ferro fra i leader socialisti e Jean-Pierre Masseret, capolista socialista nella terza regione dove il FN è andato alla grande, il Grande Est dell’Alsazia-Lorena-Champagne-Ardenne. Dopo il segretario Jean-Christophe Cambadelis, era stato il primo ministro Valls a dichiarare in tv che nelle regioni dove il FN ha più possibilità di vincere e il PS è tagliato fuori, i socialisti devono votare per il candidato dei Republicains. Niente da fare. Il finora sconosciuto dirigente locale Masseret, dopo un bagno mediatico di ore che non aveva mai conosciuto in vita sua, ha resistito ad ogni pressione. Ha detto di no al segretario, ha risposto picche ad un seccatissimo Valls che gli ha mandato un sms furibondo (“non puoi aver ragione da solo contro tutti”) e non ha nemmeno ceduto di fronte a 71 dei suoi (su un totale di 189) che hanno optato per la desistenza. Ne sarebbero serviti 95, quindi gli “indomabili” – come qualcuno li ha ribattezzati su Twitter – hanno depositato la lista comunque. Che non potrà chiamarsi più socialista e che sta avendo come unico risultato la sfaldamento di un fronte che già si è assottigliato abbastanza.

Socialisti “frantumati”

Per ritrovare un minimo di compattezza la gauche tenta di fare diga con gli alleati  più radicali (Verdi e Front de Gauche). Ma anche in questo caso emergono altri problemi interni. In Bretagna, per esempio, roccaforte di sinistra, il candidato e ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian, non ha voluto sentire ragioni e ha respinto ogni accordo con gli ecologisti. Nel campo dei Republicains si ostenta compattezza, ma la realtà è molto confusa. Dopo il consiglio del partito, Sarkpzy è uscito con una maggioranza di 65 a 2 (gli outsider Raffarin e Kosciusko-Morizet) a favore della linea ambigua del «né con i socialisti né con il Front National», una scalta che per ora vede  allineati insieme a lui i due potenziali avversari per la corsa alla candidatura di Eliseo 2017, Francois Fillon e Alain Juppé. La sfida sulla linea del partito è soltanto rinviata al dopo-regionali e si prevedono scintille. Con un Sarkozy costretto a inseguire la politica della Le Pen che ora finge di disconoscere. Del resto Sarkozy uscì “ammaccato” dall’Eliseo prioprio per questo, quando, nel famoso discorso di Grenoble del 2010, alla fine del suo mandato fece una spericolata inversione ad “U” per tentare di ottenere la conferma, vurado decisamente a destra. Proprio questo gli ha rimproverato Valls, l’atteggiamento di chi “insegue”: quando uno è stato presidente della Repubblica, quando è capo di un partito bisognerebbe fare delle scelte e non delle piroette. Il “tutti contro Marine” per ora ha esiti molti incerti, per questo Hollande e Sarkozy “tremano”.