Ministro Elena Boschi, la invitiamo a rispondere a queste cinque domande

La mozione di sfiducia a Maria Elena Boschi pronta sui banchi del centrodestra. La mamma del ministro che tenta la resistenza strenua e annuncia eloquenti «sorprese». Le richieste di dimissioni della ministra che, tracimano dall’Aula e invadono in tutta la loro veemenza gli studi televisivi, e un’unica certezza:  il disastro del governo compiuto col blitz del decreto “salva banche”, e, tra tutti e quattro gli istituti assistiti dall’esecutivo, il dissesto di Banca Etruria e il sospetto sempre più concreto del conflitto d’interessi sventolato sotto il naso della Boschi. E in questo intreccio pericoloso di fatti e misfatti, toppe istituzionali e scandali annessi, un’unica certezza: la disperazione drammaticamente reale dei risparmiatori rovinati dalle obbligazioni subordinate.

Boschi, la richiesta di dimissioni a furor di popolo

Il coro è unanime: dimissioni, e gli ultimi ad averlo intonato sono stati gli “illustri ospiti” di Floris che, a Di Martedì, dalla copertina di Crozza, alla disamina pacata di un “sereno” Letta, e passando per l’intervento dell’immancabile Saviano, si sono dichiarati tutti pronti, di fronte all’indifendibile – sostenuto ormai solo da Renzi e dai suoi fedelissimi che provano a fargli quadrato intorno – a unirsi alla pletora di sostenitori di una catartica e quanto mai opportuna uscita di scena del ministro in forte odore di conflitto d’interessi, e sostenuta dal premier che, il diretto predecessore defenestrato senza troppe cerimonie, non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione di definire in diretta tv dalla «moralità a intermittenza». E così, mentre Letta ribadiva a favore di macchina il «doppiopesismo» accreditato al presidente del Consiglio in queste ultime ore, e dimostrato nelle pluricitate vicende che hanno coinvolto nel recente passato i ministri Lupi e Cancellieri, arrivava contestuale a cotanto incredibile scenario, sul tavolo della procura aretina, la mole degli annunciati esposti dei consumatori, con l’intero fascicolo d’inchiesta –  il quarto, questa volta per l’ipotesi di reato di truffa – ora nelle mani del procuratore Roberto Rossi, pm designato a indagare su Banca Etruria e – guarda a volte il caso – anche consulente giuridico del governo Renzi (e della ministra “incriminata”): ennesima «relazione pericolosa» di questo scandalo bancario toscano. La domanda, allora, o meglio le domande, sorgono spontanee, e vanno tutte indirizzate alla ministra Maria Elena Boschi. Ecco, di seguito, in schematica sintesi gli interrogativi che gli italiani si pongono e che i media “schierati” stentano a rivolgere alla diretta interessata.

Le 5 domande da rivolgere al ministro Boschi (e non solo)

1) Come mai – sarebbe da chiedere alla ministra Boschi – due anni e mezzo fa, quando scoppiò il caso Ligresti, neppure la perorazione di Giancarlo Caselli in difesa dell’allora titolare del dicastero dell’Interno, Maria Luisa Cancellieri, bastarono a Renzi a farlo desistere dalla richiesta di dimissioni indirizzata alla numero uno del Viminale? E come valuta, invece, il ministro Boschi la strenua resistenza ostentata oggi in difesa della sua carica e del ruolo da lei esercito nell’intreccio pericoloso legato allo scandalo toscano? E ancora: come mai, solo nel marzo 2015, a dimissioni di Lupi appena annunciate negli studi tv di Porta a Porta, il premier non tentò neppure un istante di respingere la richiesta del passo in dietro avanzata dal ministro Ncd, definendo il commiato dal dicastero dei Trasporti e delle Infrastrutture «una scelta saggia per sé, per Ncd e per il governo», mentre oggi Renzi non consiglia altrettanto giudizio e buon senso a lei, per se stessa, il Pd e il governo di cui fa parte?

2) Di più: come risponderebbe il ministro Boschi agli inquietanti dubbi sollevati da più parti sul doppio ruolo del magistrato Roberto Rossi, a cui appena 24 ore fa i correntisti hanno presentato un esposto contro il Boschi senior, e fresco di nomina come consulente dell’esecutivo sulla giustizia? Perplessità e polemiche su tante e tali «relazioni pericolose», riportate e argomentate – nero su bianco – tra gli altri, in un ampio reportage dedicato al tema dal Fatto Quotidiano, incentrato sulle relazioni pericolose tra il pm Rossi e il caso Banca Etruria…

3) Intanto l’indagine sul conflitto d’interessi che ha avuto origine dalla relazione di Bankitalia sul commissariamento di Banca Etruria nel febbraio scorso, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di due persone. Si tratta di Lorenzo Rosi, ultimo presidente di Banca Etruria e di Luciano Nataloni, ex membro del consiglio di amministrazione, già presidente della Banca Federico Del Vecchio. Le contestazioni del procuratore Roberto Rossi tengono conto in particolare del fatto che nella relazione degli ispettori di Bankitalia venivano evidenziate pratiche di finanziamento per 185 milioni che sarebbero state accordate in conflitto di interesse, con perdite pari a circa 18 milioni. Per Lorenzo Rosi il conflitto di interesse risiederebbe nelle attività della cooperativa La Castelnuovese, di cui il manager era presidente. Ma questo filone dell’inchiesta potrebbe arricchirsi di nuovi indagati. Come reagirebbe il ministro Boschi se nel filone di inchiesta relativo al conflitto di interessi figurassero a breve anche altri nomi, in particolare quello di Pierluigi Boschi, dal 2013 al 2014 vice presidente della banca?

4) «Avrete delle sorprese. Per fortuna c’è un’inchiesta, ci sono le carte e da quelle carte, vedrete, la verità verrà fuori. E la verità è che noi, in primis mio marito, non abbiamo mai preso un euro dalla banca. Altro che finanziamenti alle nostre attività!» ha affermato Stefania Agresti: ma l’intervento a spada tratta della mamma del ministro, ospitato dalle colonne del Corriere della sera, nonché moglie dell’ex vicepresidente di Banca Etruria Pier Luigi Boschi, avrà davvero fatto piacere a Maria Elena Boschi?

5) La ministra dichiara: «Non mi farò processare», ma l’M5S vuole la sfiduccia anche al Senato, mentre è attesa a breve la mozione del centrodestra. Mesi fa l’allora ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, di fronte a una regalia nei confronti del figlio, ha avuto il sussulto di dignità di rimettere il proprio mandato: oggi, è proprio da escludere un simile sussulto anche in merito alla vicenda del salvataggio delle quattro banche, fra le quali anche Banca Etruria?