Migranti protestarono e sequestrarono una donna in Veneto: 34 gli indagati

Trentaquattro migranti ospitati a Monselice (Padova) sono stati accusati di sequestro di persona. I fatti risalgono allo scorso 11 novembre quando un gruppo di migranti avevano inscenato una protesta per approfittare della visita di alcuni dirigenti della prefettura per chiedere il rilascio dei documenti. Quanto è emerso in questi giorni è che il gruppo si è “barricato” nell’ufficio della vicepresidente della cooperativa che gestisce la struttura impedendole di uscire dalla stanza per ben sette ore nonostante la presenza di carabinieri. Per undici di loro è stata revocata la misura d’accoglienza, per tre (per i quali è stato aperto un fascicolo in Procura) è stato imposto l’obbligo di firma dai carabinieri e il divieto di ingresso nel territorio comunale.

A Monselice un altro precedente con i migranti

Nella zona continua a crescere la tensione. C’è un precedente con i migranti che a maggio provocò molte polemiche. Araccontarlo fu una giovane mamma che era al parco di Monselice con la sua bambina di sette anni e il cagnolino. «Sono andata al parco con mia figlia, perché c’era sciopero della scuola», le sue parole. «Mi stavo dirigendo nella parte in fondo del parco, quando si sono avvicinati in due, il doppio di me. Mi sono venuti incontro e hanno iniziato a fare apprezzamenti su di me, a dire “dai bella ragazza italiana, vieni con noi, ti facciamo vedere le nostre camere, dai che ci divertiamo” e altre frasi del genere davanti a mia figlia. Io inizialmente ho tirato dritto senza badare a loro, parlavo con mia figlia. Loro hanno continuato a insistere, finché ho detto a mia figlia di allontanarsi a guardare le anatre, mi sono girata verso di loro e ho detto “Vergognatevi, c’è anche una bambina, smettetela”. Loro hanno continuato, poi il mio cane ha iniziato a ringhiare e si sono allontanati. Ho voluto far sapere quel che è accaduto e sono andata anche dai carabinieri».