Il lavoro manca, ma solo agli italiani. L’Ismu: straniero il 10% degli occupati

La cifra  – euro più, euro meno – corrisponde a quella misura assistenzialistica che il M5S vorrebbe introdurre sotto forma di reddito cittadinanza ai disoccupati italiani. Nel frattempo che il Parlamento decida, a percepire circa 800 euro al mese – secondo quanto si legge nel rapporto Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità) 2015 sulle migrazioni, presentato a Milano – sono quattro immigrati in Italia su dieci. Si tratta in questo caso di reddito da lavoro e non di mera assistenza, ma lo sforzo delle istituzioni dovrebbe essere finalizzato a consentire anche a chi immigrato non è di poter accedere al mercato dell’occupazione al netto di una concorrenza “sleale” che rischia di mercificare il lavoro e di svenderlo a chi paga meno.

Per l’Ismu si tratta di lavoro manuale non specializzato

Prova ne sia che dal capitolo sul lavoro contenuto nella ricerca dell’Ismu esce rafforzata l’immagine di un’Italia in cui gli immigrati svolgono mestieri poco qualificati: il 42 per cento di loro possiede un livello di istruzione basso e anche di quella minoranza di loro che è laureata, pari al 23,2 per cento del totale, risulta impegnato in un lavoro manuale non specializzato. Solo lo 0,6 per cento di immigrati nel nostro Paese arriva a 2.000 euro al mese e solo l’1 per cento di loro  occupa un posto dirigenziale, mentre cresce in numero di quanti sono occupati nell’agricoltura.

Il 34,4% dei ragazzi immigrati abbandona la scuola

Ma è sul rapporto numerico nella platea degli occupati tra immigrati e popolazione residente che lo studio dell’Ismu aggiunge qualche novità di rilievo. Che rappresenta un campanello d’allarme ove mai non dovessero intervenire correttivi e fattori di riequilibrio. La ricerca, infatti, certifica che ora gli stranieri hanno superato la soglia del 10 per cento degli occupati in Italia, con un alto tasso di attività della popolazione, un 70,7 per cento contro il 63,5 per cento della popolazione italiana. Tra gli stranieri inattivi, invece, oltre il 70 per cento sono donne. E se il numero di ragazzi italiani che abbandona la scuola precocemente è del 13,5 per cento, tra gli stranieri la percentuale è più del doppio, il 34,4 per cento.