Mafia, a Palermo è di moda il bacio sulla fronte. E il Padrino si elegge

Tutto si rinnova. E pare perciò che la mafia si rinnovi anch’essa. Dimenticate il vecchio “baciamo le mani” con un Capo che s’impone per capacità e ferocia. Adesso sarebbe in auge il bacio sulla fronte al Padrino. E anche le votazioni per eleggere i vertici della cosca. Cosca che però ormai sarebbe ridotta a un pugno di uomini. A Palermo funziona così. Almeno così sembra che funzioni da recenti indagini dei Carabinieri. Indagini che hanno prodotto il fermo di sei persone anche con l’accusa di omicidio. L’iniziativa dei Carabinieri ha sollevato il velo sul mandamento di Santa Maria di Gesù. Le telecamere e le microspie degli investigatori hanno ripreso le riunioni con i discorsi dei mafiosi sulle elezioni e i baci che a turno davano in fronte al nuovo padrino Giuseppe Greco. Per decidere alleanze e candidature avevano scelto una sala da barba: è lì, nel cuore del feudo di mafia di Santa Maria di Gesù, che i boss si riunivano prima di dar via alle elezioni per il rinnovo dei vertici del clan. E’ uno dei particolari dell’inchiesta dei carabinieri che ha anche fatto luce sull’omicidio di Salvatore Sciacchitano, ucciso il 3 ottobre scorso a Palermo e che ha portato a sei fermi. Sciacchitano avrebbe partecipato a un agguato contro un pregiudicato vicino alla cosca. Dopo poche ore la mafia l’avrebbe punito: segno della capacità militare del clan, in grado di organizzare in pochissimo tempo una reazione all’aggressione di uno dei suoi. Dall’inchiesta, dunque, emerge il ritorno ai vecchi metodi di designazione dei capi, una sorta di “democratizzazione” criminale seguita agli anni di tirannia della mafia dei corleonesi di Totò Riina. C’è anche uno dei sette ergastolani condannati e poi scagionati dal processo per la strage di via D’Amelio costata la vita al giudice Paolo Borsellino tra i sei fermati dai Carabinieri. Si tratta di Natale Gambino finito in cella insieme a Giuseppe Greco, già arrestato e condannato per associazione mafiosa.