Lotti prova a fare il duro. Ma in realtà Renzi e i suoi scudieri hanno paura

Lotta, Luca Lotti. In attesa che qualche solerte magistrato ci faccia sapere, bontà sua, se sono senza macchia il primo scudiero del divino Renzi, tiene a farci sapere che sono senza paura. “Se pensano di farci paura non ci conoscono…” ha tuonato appunto il Lotti furioso all’indirizzo di quelli che s’apprestavano a votare la mozione di sfiducia a Madamigella Boschi. Senza macchia (forse) e senza paura (per dichiarazione) i fedelissimi di Renzi s’apprestano al combattimento. Ma, per la prima volta, sono sulla difensiva. Devono fare scudo. Quadrato. Coi soldi della gente non si scherza, non si può scherzare. Né la si può buttare in caciara. E se tra i salvati dal decreto Salva Banche ci stanno pure dei parenti, allora spiegare la diversità comincia a diventare difficile. Complicato. Perchè non è che il popolo sia sempre bue. E perciò, e non solo tra chi è stato truffato dalle banche, si spande come l’olio l’idea che alla fin fine anche questi, da poco arrivati al potere, non è che siano migliori di quegli altri che c’erano prima. È difficile, se non impossibile, spiegare ai cittadini la diversità, il nuovo e moderno modo di governare, la trasparenza, se non si recide anche il semplice sospetto di un possibile conflitto di interessi. Di aver agito non a protezione dei tanti risparmiatori rimasti senza più nulla, ma a favore di qualcuno. Anche perché  i trasparentissimi Matteo Renzi, Luca Lotti, Maria Elena Boschi e compagnia cantando, pare decidano pure la nomina dell’arbitro, quello che dovrebbe essere terzo per antonomasia e non in quanto nominato da loro. Ecco perciò che la sprezzante dichiarazione di Lotti, più che manifestazione di forza appare come il segno evidente di un nervosismo palpabile. La paura bussa all’uscio. E la logica è chiara e vecchia quanto il mondo: difendere Capo e posizione acquisita. Tutto chiaro signor Luca Lotti. Ma così la supposta differenza va a farsi benedire. E da semplice sostantivo femminile rischia di mutare nel noto medicamento solido. Quello che brucia.