L’immigrato non conosce l’italiano: il sindaco gli nega la cittadinanza

L’immigrato non sa la lingua italiana e il sindaco blocca la cerimonia di conferimento della cittadinanza, rinviandola di sei mesi e offrendo al nordafricano gli indirizzi cui rivolgersi per mettersi a studiare. Succede a Miane (Treviso), dove un marocchino residente da poco nel territorio comunale ma da oltre dieci anni in Italia, non ha saputo leggere la formula del giuramento ed è stato indirizzato a dei corsi di scolarizzazione. A raccontare la vicenda è il sindaco Angela Colmellere: «È un cittadino marocchino con quattro figli piccoli, che lavora saltuariamente, e che da poco risiede nel comune di Miane, provenendo da fuori. La nostra Anagrafe – dice – ha ricevuto 20 giorni fa dalla Prefettura il decreto ministeriale di conferimento della cittadinanza italiana; lo abbiamo pertanto convocato consegnandogli in anticipo la formula del giuramento perché la imparasse». Al momento di recitarla però, l’uomo ha fatto scena muta. «Pertanto mi son sentita in dovere – sottolinea – di sospendere il provvedimento e rinviarlo a quando conoscerà almeno la lingua». Il sindaco tiene a precisare che sulla decisione non ha pesato alcuna volontà punitiva. «Penso che la cittadinanza sia una conquista, non un obbligo da parte nostra o un diritto dello straniero – sottolinea -. E si conquista con una volontà precisa di integrazione, partendo dalla lingua».

Cittadinanza: il sindaco di Miane polemizzò con la Kyenge

Angela Colmellere, 38 anni, insegnante di scuola primaria, è sindaco di Miane dal 2009, dopo aver ricoperto l’incarico di assessore comunale ai servizi sociali, cultura e scuola nella precedente giunta Mellere. Nel municipio trevigiano prima ha guidato una coalizione formata dalla Lega Nord, poi da una lista civica. Nel gennaio 2014 il sindaco di Miane aveva preso carta e penna e aveva scritto all’allora ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge per contestare le politiche del governo sui migranti. Lasciare le frontiere aperte con gli sbarchi triplicati in pochi mesi o proporre lo ius soli mette in gravi difficoltà i sindaci, «che stanno subendo tagli paralizzanti ai bilanci» e non possono più ad aiutare le fasce più deboli della popolazione. Il sindaco leghista di Miane aveva lamentato il fatto che i provvedimenti per l’integrazione sarebbero poi ricaduti sulle spalle delle singole amministrazioni municipali, già alle prese con le difficoltà degli italiani travolti dalla crisi, come gli anziani o i disoccupati. Italiani sempre più di serie B, rispetto ai “nuovi italiani”, che non conoscono neppure la nostra lingua.