Immigrazione, Alfano ko. L’Ue apre la procedura d’infrazione contro l’Italia

La Commissione Ue ha aperto una procedura di infrazione all’Italia in materia di asilo. Con una lettera di costituzione in mora – primo passo della procedura di infrazione – la Commissione Ue esorta Italia, Grecia e Croazia ad attuare correttamente il regolamento Eurodac per la raccolta di impronte dei migranti. Troppo tempo per risalire alle generalità degli extracomunitari che entrano.

Infrazione per l’Italia

La procedura per la mancata registrazione dei migranti, giudicata «irragionevole» dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, era nell’aria da tempo. Su Grecia e Italia si rafforza anche il pressing di Bruxelles e dei partner Ue, per un avvio rapido di tutti gli hotspot, con capacità di accoglienza per migliaia. Strutture che il Financial Times definisce “campi profughi temporanei”, in cui accogliere, e in caso di resistenza trattenere, i migranti in attesa di stabilire se siano candidabili al ricollocamento, al rimpatrio, o alla domanda di asilo nel primo Paese di ingresso. Un iter che secondo gli esperti prevede almeno due medie che in Italia, governo Renzi, può durare anche un anno e più.

Nel mirino anche la Grecia

«Il dato italiano, per quanto riguarda l’identificazione degli arrivi di migranti, è tra i più alti. Siamo oltre l’80%, ormai siamo quasi al 100% di quelli che arrivano», si è difeso così dai microfoni di Sky TG24, il capo Dipartimento Immigrazione del Viminale, il prefetto Mario Morcone. Fonti diplomatiche europee fanno però notare che il problema riguarda soprattutto la Grecia dove si sono concentrati i maggior flussi, e di recente minacciata persino di essere sospesa dall’area Schengen. Per l’Italia la situazione è diversa – spiegano  – a suo favore gioca infatti la drastica diminuzione degli arrivi dalla Libia. Nella bozza di conclusioni del vertice dei leader dei 28 del 17 e 18 dicembre, gli hotspot compaiono al primo punto della lista di ciò che «deve essere migliorato per salvaguardare l’area Schengen». Occorre «affrontare rapidamente le carenze del loro funzionamento, prevedere la capacità necessaria per raggiungere gli obiettivi per cui sono stati creati, e stabilire un calendario per le aperture di quelli concordati». In Italia è operativo solo il centro di Lampedusa sui sei previsti. Gli altri sarebbero pronti a partire, spiegano da Roma, ma non decolleranno fino a quando non si proverà che il sistema dei rimpatri e dei ricollocamenti funziona davvero: 137 trasferimenti sono bloccati da settimane.