Il Pd tira fuori dal cilindro il conflitto di interessi. Non della Boschi ma del Cav

Sta accadendo di tutto. Ma il governo Renzi pensa ad alltro, a quelle che (secondo il Vangelo del Pd) sono le vere priorità del Paese. Quali? Semplice: come ha “ordinato” la Boldrini, bisogna approvare i matrimoni gay, che sta diventando un tormentone noioso, fatto di slogan senza un minimo di riflessione. C’è poi un’altra priorità (sempre secondo il Vangelo del Pd) di cui gli italiani hanno bisogno assoluto, e cioè una nuova legge sul conflitto di interessi. Sia chiaro, però, che non si tratta del conflitto di interessii della Boschi, perché lei è intoccabile, è in odore di santità, ma di quello di Berlusconi. Perché lui ha tre televisioni, in caso di elezioni va sul piccolo schermo e bla-bla-bla, sempre il solito tormentone alla Nanni Moretti. Poco importa se poi, alla faccia della par condicio, Renzi in tv conti più presenze di Gerry Scotti o di Paolo Bonolis.

Il conflitto di interessi (del Cav) diventa l’urgenza

Conflitto di interessi e unioni gay, dunque. Come fare per condurre in porto questi due provvedimenti? Il Pd prova a cucire un’intesa con il Movimento Cinque Stelle. Magari, pensano i “democratici”, sono disposti a dare il loro appoggio. Bisogna stare attenti – aggiungono i vertici del Pd – di non concedere però troppo spazio ai grillini perché potrebbero approfittarne per qualche dispetto, chiedendo ad esempio di estendere le norme del conflitto di interessi ai parlamentari. Del resto, c’è qualche rischio anche sulle unioni gay, perché Alfano e i suoi potrebbero venire meno, così come sulla cittadinanza. Si potrebbe ripetere l’asse della Consulta. Il Pd poi lavora anche su un altro piano e cerca una sponda nel centrodestra in politica estera, come ha ammesso in aula Renzi, che ha parlato di “continuità” con i governi Berlusconi e Prodi. In particolare Fi è sensibile a temi come i rapporti con la Turchia e la Russia, alle missioni militari all’estero, o alle eventuali nuovi misure di lotta al terrorismo.