I centri sociali distruggono Venezia. E a sinistra c’è ancora chi li coccola

Venezia invasa e massacrata dall’orda barbarica dei centri sociali che, sul modello black-bloc, hanno imperversato per calli e stradine violentando quiete e bellezza della mitica laguna: scritte fatte con lo spray e danneggiamenti di varia natura hanno offeso il suo volto storico, deturpato i gioielli artistici e rovinato decorazioni e abbellimenti apportati dalle attività commerciali in questo periodo natalizio.

Venezia deturpata e offesa dai centri sociali

E allora, la pietra d’Istria della chiesa cinquecentesca di Santa Maria Mater Domini, ripulita appena poche settimane fa al costo di oltre quattordicimila euro, vilipesa a colpi di vernice spray, con il biancore rugoso della facciata ricoperto da enormi scritte rosse e blu. E non solo: il bilancio del massacro urbano, alla conta dei danni fatta dalla Polizia municipale, registra oltre settantadue danneggiamenti a monumenti ed esercizi commerciali lungo il percorso compiuto dai vandali anarchico-insurrezionalisti durante la manifestazione non autorizzata a Venezia che le forze dell’ordine hanno cercato di contenere, affrontando il corteo che da Campo Santa Margherita ha raggiunto i piedi del Ponte di Rialto, per poi ripiegare nuovamente verso Piazzale Roma. Un lavoro di controllo e contenimento che, purtroppo, non ha però potuto impedire che palazzi antichi, come vetrine di negozi e banche, venissero lordati con scritte vergate con bombolette spray, causando decine e decine di migliaia di euro di danni, secondo le prime stime, e spezzando il clima natalizio di un tranquillo sabato di shopping festivo tra le calli della città.

Venezia, il blitz degli anarchici: ecco i danni

La quiete lagunare oltraggiata da 150 persone, parte delle quali venute da Francia e Germania, che hanno mostrato di conoscere alla perfezione le tecniche dei black-bloc. Circa 40 giovani sono già stati identificati dalla Digos e dalla Polizia scientifica, che sta visionando i filmati di banche e negozi sui quali si è scatenata la rabbia dei vandali, in molti casi coperti da un passamontagna in testa. Ma passata la paura, ora si passa al bilancio – e non solo economico – di quanto accaduto. La Polizia municipale ha verificato almeno 72 danneggiamenti lungo il percorso del corteo, eppure, nostante danni e paura, il sindaco Brugnaro si è affrettato a dire «che poteva finire molto peggio». E del resto, puntuale come ad ogni day after che segue le manifestazioni dei centri sociali, c’è sempre chi, a sinistra, inneggia al diritto di manifestare e di esprimere la propria dissidenza. Ma cosa c’è di peggio di una città violata nella sua bellezza e nella sua quiete da gente incappucciata e violenta pronta a massacrare qualunque cosa? Cosa c’è di peggio del lungo elenco delle perdite stilato dagli stessi veneziani attraverso il tam-tam di Facebook? Cosa c’è di peggio di un branco di vandali, minacciosi e pericolosi, che si aggira per calli e campi e che oggi costringe Venezia e i suoi abitanti a rimboccarsi le maniche per cancellare le ferite materiali che hanno sfregiato monumenti e attività commerciali? Cosa c’è di peggio di gente senze remore e senza bandiera, se non il vessillo dell’anarchia e delle distruzione e la bussola dell’odio sociale? Certo gli slogan che trasudono violenza e odio di classe che ancora adesso troneggiano su muri e marmi al “grido” di  «Saremo ovunque», «Vogliamo rovesciare le Piramidi», «Solidarietà ai detenuti» e «ricchi di merda» quasi fanno tirare un sospiro di sollievo per il rischio di scempi più drammatici scampato per un soffio: ma la peggio, come noto, non c’è mai fine. Insomma, la ferita brucia e fa urlare alla necessità di una risposta esemplare: quella, per esempio, invocata tra gli altri dalla segreteria provinciale del sindacato di Polizia Siulp di Venezia, che in relazione al blitz dei centri sociali e alle sue conseguenze ha dichiarato: «Auspichiamo tempi rapidi e certi per una risposta esemplare, nel rispetto del diritto di vivere sicuri ed in un mondo civile». Intanto, sono anche più di una quarantina gli anarco-insurrezionalisti già identificati dalla Digos.