Il gotha dei giornalisti in fila per scrivere sulla rivista di Banca Etruria

Si chiamava Etruria Oggi ed era la rivista di Banca Etruria, l’istituto che ha messo in ginocchio i suoi azionisti. Un giornale che vantava firme di punta del giornalismo italiano. Da Aldo Cazzullo a Luigi Accattoli, da Aldo Grasso a Franco Venturini, ad Aldo Rizzo, da Loretta Napoleoni a Silvia Vegetti Finzi. E ancora, Salvatore Bragantini, ex commissario della Consob ed editorialista del Corriere.  Nell’elenco spunta anche il nome di  Stefano Folli, all’inizio Corriere della Sera, poi Sole 24 Ore e, infine, Repubblica. Da quest’ultimo quotidiano arriva anche Andrea Tarquini. Ci sono poi i nomi di Leonardo Maisano e Andrea Gennai del Sole 24 Ore, ed economisti di punta come Giacomo Vaciago.

Rivista di Banca Etruria, la denuncia di Libero

Lo scrive su Libero Franco Bechis, che fa notare come la rivista avesse «una certa predilezione per la squadra del Corriere della Sera con cui sembrava quasi esserci una intesa editoriale». Della rivista si parla nell’ultima assemblea di Etruria di cui è disponibile un verbale, quella del maggio 2014, in cui Pier Luigi Boschi venne designato alla vicepresidenza. Quella in cui si doveva prendere atto di una perdita di 81,2 milioni. E in cui qualcuno fece presente che, forse, le spese per sostenere la pubblicazione di Etruria Oggi erano decisamente eccessive. Fatto strano oggi la rivista è sparita dal sito internet dell’Etruria e tutti i numeri in pdf che erano stati caricati sono stati tolti. Franco Bechis nota che «un solo numero è ancora rintracciabile e sfogliabile solo on line attraverso la macchina del tempo di internet: quello del dicembre 2014, numero 90». Ma anche quello, dopo la pubblicazione dell’inchiesta, è sparito da internet. Scrive ancora Bechis:«La fotografia di molte copertine dal 2008 in poi è ancora rintracciabile sull‘account Pinterest della Banca, che deve essere sfuggito ai censori».