Franco Servello tra i «Milanesi illustri»: il riconoscimento del Comune

Il nome di Franco Servello è legato a una delle stagioni più intense e gloriose della destra italiana. Insieme con uomini come Giorgio Almirante e con tanti altri protagonisti della vicenda del Msi, Servello ha scritto capitoli importanti della storia politica italiana. Merita quindi di essere ricordato come uno degli eventi significativi per la destra italiana nel 2015 la sua iscrizione al Famedio dei Milanesi illustri, al Cimitero Monumentale. È un atto dal grande significato morale e civile, un atto che contribuisce a ricomporre la memoria comune di una città, superando le divisioni e gli odii ideologici di decenni travagliati e difficili. L’Anpi, naturalmente, ha avuto da ridire, ma ciò nulla toglie all’alto valore di questo riconoscimento del Consiglio Comunale di Milano. Franco Servello – come recita la motivazione – «a Milano è stato per più di un decennio consigliere comunale, e la città, dopo avergli conferito nel 2006 l’Ambrogino d’Oro, rende oggi omaggio alla sua figura di uomo delle istituzioni autorevole e appassionato, iscrivendone il nome nel Famedio dei milanesi illustri».

Meritano di essere ricordate anche le parole scritte da Alberto Giannoni su Il Giornale  nella cronaca della cerimonia avvenuta il 2 novembre scorso: «Servello fu certamente di destra ma nel discorso di commiato dal Parlamento, quando annunciò al Senato l’intenzione di non ricandidarsi, ripercorse con queste parole il senso della sua storia politica: “Appartengo, come tutti sapete, a un movimento politico che è presente sulla scena pubblica fin dagli anni difficili del dopoguerra. Ebbene – aggiunse – posso dire oggi di aver contribuito a costruire, nel tempo, la piena legittimazione istituzionale di questa famiglia. Insieme a tanti che oggi non ci sono più, ho lavorato affinché la destra si mantenesse, non solo, come è ovvio, dentro la legalità democratica, ma anche perché cessasse di rappresentare il polo escluso dalla politica italiana”. E nel sito a lui dedicato compare una lettera a firma dell’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in cui si legge che “ha dato un contributo di alta professionalità e senso dello Stato, nel rispetto assoluto di quei valori democratici nei quali l’Italia si riconosce”. Nel resoconto stenografico della seduta del 22 ottobre 2014 in cui fu commemorato si legge: “Il Presidente si leva in piedi e con lui tutta l’Assemblea”».

Alla cerimonia al Famedio era presente Donatella, la vedova di Franco Servello. Queste le sue parole: «Sono molto contenta per lui. Ha dedicato la sua vita a Milano, è stato definito un galantuomo e lo è stato davvero. Le polemiche non hanno senso. Ringrazio il Comune per questo omaggio». All’indomani della presa di posizione dell’Anpi e dell’Aned, Donatella Servello aveva inviato al Corriere della Sera la seguente lettera: «Caro Direttore, apparirà scontato che la moglie di Franco Servello difenda la memoria e l’operato politico del marito. Da quando il suo nome è stato inserito nell’elenco dei cittadini benemeriti della città di Milano, ho assistito ad una serie di attacchi pretestuosi che ci riportano agli anni della lotta cruenta tra opposte ideologie. Pensavo che oggi ci fosse più obbiettività nel giudicare la lunga carriera e l’impegno gravoso di un italiano figlio di immigrati in America, arrivato a Milano nell’immediato dopoguerra, che prese in mano il giornale dello zio Franco De Agazio, assassinato dalla una frangia estremista, per portare avanti l’azione di pacificazione e di riequilibrio degli animi, divisi da opposte ideologie politiche. Anche come responsabile politico del Msi a Milano e Pavia, si adoperò ogni giorno, per anni, con coraggio e fatica, per sedare gli animi più accesi della sua parte. Come cittadino d’adozione e Consigliere del Comune di Milano, ha sempre avuto come obiettivo il bene della città. Ciò è stato giustamente affermato e riconosciuto lo scorso anno, nell’aula consigliare del Comune, da autorevoli esponenti di tutte le forze politiche opposte a quella di mio marito (così come avvenuto anni prima da parte del Presidente della Repubblica e del Senato). E questo va ad onore della nostra Amministrazione locale e del nostro Paese. Ricordo infatti, gli oltre 40 anni della sua vita faticosa spesa a Roma, alla Camera e al Senato della Repubblica, per porre la parola fine alle esasperazioni faziose di un quadro politico che oggi, grazie alla sua lungimiranza e dedizione, appare più maturo ed equilibrato. Grazie e cordiali saluti».

Ricordiamo che il 25 ottobre scorso si è svolto, con grande partecipazione di pubblico, il Franco Servello Memorial Day organizzato dalla Fondazione Alleanza Nazionale nel moderno Auditorium della Regione Lombardia. Animatore della manifestazione a cui ha partecipato, tra gli altri Giorgia Meloni, è stato Ignazio La Russa.  «Instancabile, autorevole, lucidissimo, – ha detto in quell’occasione un vecchio amico come Luciano Garibaldi – Servello è stato, e continua ad essere, un esempio, un punto di riferimento, uno stimolo per quanti auspicano, e si battono per una società basata sulla solidarietà, sulla comprensione e sulla giustizia». Sì, Franco Servello continua a essere con noi. La sua testimonianza, venuta dal cuore di una generazione che non si è arresa, è un incitamento e un invito alla speranza.