De Luca “dribbla” la Severino. La legge non è uguale per tutti

Le leggi, si dice, sono più potenti degli uomini. Ma il caso di Vincenzo De Luca, ieri riconfermato di fatto alla guida della Regione Campania, dimostra semmai l’esatto contrario. La Severino (la legge) avrebbe dovuto sospendere il governatore perché condannato, seppure in primo grado, per abuso di ufficio.

E’ stato invece il governatore ( l’uomo) a sospendere la Severino.

Un po’ come se l’ammonito espellesse l’arbitro. A Napoli è successo. La prima sezione del tribunale civile ha deciso non già di rendere operativa la sospensione di De Luca, come pure chiedevano gli avvocati di parte avversa, ma di sospendere se stessa: ha deciso cioè di rinviare il giudizio di merito. Già a luglio, nel congelare al suo posto De Luca per evitare il caos isti tuzionale, il tribunale decise d’urgenza riservandosi di tornare sulla questione, ma in quella occasione rimise anche gli atti alla Corte costituzionale. Ora si aspetta appunto che sia la Consulta a dire l’ultima parola, un atto dovuto, dicono i giudici napoletani.

«Decisione annunciata», commenta l’ex governatore Caldoro. Polemiche di M5S

«Siamo al caos», lamenta Ciarambino, leader dei pentastellati. Comunque sia, a questo punto della storia il messaggio implicito per l’osservatore estemo non può che essere il seguente: in Italia la legge Severino è uguale per alcuni, come ad esempio per Berlusconi e de Magistris, il primo decaduto da parlamentare per una condanna definitiva e il secondo sospeso da sindaco di Napoli fino all’assoluzione in appello. Ma per gli altri dipende. E De Luca è certamente tra questi. Neanche fosse Lionel Messi – si legge su “il Corriere della Sera” –  il presidente campano è riuscito a dribblare tutti gli awersari istituzionali. E tutti se li è lasciati alle spalle.