“CGIL piena di debiti”, ma la Camusso poi cena in ristoranti di lusso

Servono iniziative straordinarie “Perché la CGIL non può vivere in uno stato di difficoltà come questo, dobbiamo metterla in sicurezza». Così Susanna Camusso, giovedì mattina, a Napoli, a margine del seminario con i quadri meridionali della confederazione (promosso per discutere di contrattazione e di statuto dei lavoratori). Il successore di Guglielmo Epifani ha utilizzato queste parole, pesanti, per fotografare una «situazione economico-finanziaria molto complicata» — al punto da ipotizzare la vendita del palazzone di via Torino — prima di ribadire che il 14 dicembre si deciderà sul commissariamento della Cgil Campania e della Camera del lavoro.

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Dopo l’evento, una maxicena, con tanto di pullman per raggiungere la struttura di lusso (in via Petrarca a Napoli), «in segno di ospitalità» per i colleghi provenienti da tutte le sedi del Mezzogiorno. Critiche e polemiche — sotterranee, per il momento — si stanno moltiplicando ora dopo ora. Era proprio necessaria questo appuntamento vista la condizione denunciata da Camusso stessa (debiti per quasi cinque milioni)? Era davvero opportuno? «La cena a villa Vittoria — risponde Susy Esposito, leader campana della Fisac, la federazione dei bancari, a “Il Corriere della Sera”— è stata organizzata in poche ore. Nonostante i problemi che la segretaria Camusso ha ben sintetizzato, arrivando giustamente a proporre il commissariamento, non si poteva fare una figuraccia con Susanna e con tutti quei delegati del Sud». E allora… «Mi sono messa al telefono, mercoledì sera, e ho trovato in extremis una bella struttura a prezzi più che convenienti». Quanto? «Circa 35 euro, Iva inclusa, a persona». Per quanti? «Una settantina. Ma che c’è di male?». E come sono arrivati a Posillipo? «In pullman, sempre meglio che i taxi, non crede…?».

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Poi la segretaria generale della Fisac-Cgil Campania entra ancora più nel dettaglio: «Chi ha pagato? Avevamo deciso di anticipare io e il numero uno della Funzione pubblica, Alfredo Garzi. Poi, alla fine, l’assegno lo ha staccato lui. E a lui, o meglio alla sua federazione, andrà il prevedibile rimborso. Ripeto, non capisco cosa ci sia di male in questa cena. Questione di opportunità? Macché, certe volte siete voi giornalisti che provate a parlare alla pancia dei lettori». Trattandosi di cena, verrebbe da dire che a parlare alla pancia non siano stati i giornalisti… Garzi, dal canto suo, precisa: «Vero, ho pagato io. E verrò rimborsato. Cena e spese per il pullman. Non capisco cosa perché vi siano voci di protesta. Camusso d’accordo alla cena? Era con noi e non credo si sia posta un problema per me inesistente. Comunque voi fate i giornalisti e noi non nascondiamo nulla. Questo valga per le vestali dell’etica che ci sono fra i nostri».