Cameron: l’emergenza clandestini spingerà Londra fuori dalla Ue

Il flusso dei migranti in Europa potrebbe spingere come reazione immediata gli elettori britannici verso la Brexit, l’uscita dalla Ue, nel referendum sulla permanenza del Regno Unito nella Ue. L’ennesimo avvertimento arriva da David Cameron, che tuttavia, in un’intervista al settimanale Spectator, si dice fiducioso che questa “emergenza” (il giornale cita dati recenti secondo cui nel 2015 i richiedenti asilo nei 28 sono stati oltre un milione, il 60% in più del 2014) possa anche indurre Bruxelles a concedere di qui a qualche mese le riforme che Londra chiede in materia. «Io credo – afferma il primo ministro conservatore – che la crisi sull’immigrazione, come la crisi dell’eurozona, possa avere un impatto a breve termine sulla gente spingendola a pensare: “Oh Gesù Cristo, allontana da me questa Europa che mi porta problemi”». Tuttavia, aggiunge Cameron, l’atteggiamento potrebbe cambiare in una fase successiva a patto che l’Ue venga incontro alla Gran Bretagna sulle riforme che Downing Street invoca, anche sul fronte economico. «Io credo – spiega – che in un termine più lungo la reazione possa essere di pensare che se loro (i Paesi dell’Eurozona, ndr) hanno una moneta unica, e sono alle nostre porte, e cercano di farla funzionare, noi dobbiamo assicurare che la nostra relazione con loro funzioni e che ci salvaguardi, non ultimo nei nostri vitali servizi finanziari all’industria, in modo che il sistema non agisca contro di noi».

Per Cameron la popolazione potrebbe decidere di accelerare la Brexit

L’anticipazione dell’intervista coincide con una giornata d’incontri che il premier britannico avrà con i nuovi vertici del governo polacco, nell’ambito di un tour europeo che precede l’entrata nel vivo dei negoziati con Bruxelles. Negoziati che sembrava Cameron volesse anticipare già al Consiglio europeo di questo mese, ma che poi lui stesso ha annunciato a partire dal vertice di febbraio, ritenendolo un tempo più realistico per provare ad avvicinare le posizioni verso un accordo. Intanto niente diritto di voto a 16enni e 17enni nel Regno Unito. Lo ha deciso in queste ore la Camera dei Comuni, bocciando con 303 voti contro 253 il via libera concesso in precedenza dalla House of Lords. Il provvedimento – che secondo qualcuno avrebbe potuto favorire il fronte filo Ue al referendum sulla Brexit, essendo in media i giovanissimi britannici meno euroscettici dei loro genitori – era stato promosso alla Camera Alta da Laburisti e Liberaldemocratici. Ma è stato bloccato ai Comuni dalla maggioranza conservatrice che sostiene il governo Cameron.