Boschi difende il padre: “Mi sento in colpa per lui, non ha fatto ruberie”

«Mi sento in colpa per mio padre», dice Maria Elena Boschi nei suoi sfoghi privati. «Gli scaricano addosso questo fango solo perché è il mio babbo altrimenti nessuno ne avrebbe parlato. Fanno sciacallaggio sotto la nostra casa, e questo mi fa soffrire. Per me e per loro». Il ministro delle Riforme arriva finalmente alla stazione Leopolda, 25 ore dopo il tweet di venerdì pomeriggio m cui scriveva «sto arrivando». Stivali alti neri indossati senza calze, gonna sopra al ginocchio, una camicetta disegnata senza maniche, appare sul palco. Applausi della platea, alcuni si alzano in piedi. Il ghiaccio si rompe e l’attesa finisce. Ma da Roma a Firenze sono 1 ora e 20 di treno e in un giorno intero si può fare avanti indietro parecchie volte. Il punto è che in mezzo c’è molto di più: il momento difficile per il ministro e la sua famiglia, le troupe che arrivano sotto casa a Laterina, un quarto d’ora d’Arezzo, dove in fondo a una breve strada sterrata non c’è nemmeno un cancello.

I giorni più difficili per il simbolo del renzismo, Maria Elena Boschi

Quindi quel breve viaggio diventa un interminabile riflessione su cosa dire, su come reagire, sulle doti da incassatrice tutte da dimostrare dopo un percorso da star del governo , da vicepremier in pectore . Sono ore durissime, anche se la Boschi racconta al popolo della Leopolda che le ha trascorse lavorando alla legge di stabilità, nella stanza del governo a Montecitorio, e invece «leggo ricostruzioni fantasiose e divertenti» sul lungo silenzio legato alla vicenda della Banca Etruria, al ruolo del padre e al successivo attacco di Roberto Saviano con l’invito a dimettersi. In effetti era lì, ma anche da un’altra parte, sul fronte di un’offensiva diretta e senza precedenti.

«Saviano? Sono rimasta senza parole, come dopo un pugno nello stomaco. Non me l’aspettavo», spiega la Boschi

Chiusa nello studio della Camera, non si affaccia mai in commissione. I suoi colleghi deputati l’avvertono che «Brunetta sta facendo il pazzo» e che i 5stelle la tirano in ballo più volte. Meglio lavorare con i tecnici nella saletta riservata, ricevere lì Padoan, Morando, gli altri dirigenti dell’Economia, ed evitare lo scontro frontale. «Regge bene, ha carattere» raccontano i suoi amici. «Una sfinge» precisa un deputato che l’ha vista alla Camera. Lei però confida ai suoi fedelissimi che si sente «sotto pressione», che «il conflitto d’interessi non esiste. Mio padre viene dal territorio e ha sempre vissuto lì. Aveva già fatto parte del consiglio di amministrazione e l’hanno richiamato per 8 mesi perché conosce quella terra ed erano in difficoltà» . Come dire: cosa c’entra il mio ruolo da ministro quando Pier Luigi Boschi aveva già lavorato nella Banca Etruria molto prima della nascita del governo? «Mio padre non fa ruberie . Fermo restando che se qualcuno ha delle responsabilità saranno accertate», riporta “la Repubblica”.