“Bombardare sì, bombardare no”, la Pinotti sfoglia la margherita

Prima Roberta Pinotti scimmiotta la Thatcher: «Bombardare non è un tabù nel senso che l’Italia l’ha già fatto in passato, nei Balcani, in Libia nella guerra del Golfo… e non si può escludere che avvenga in futuro. Ma nessuna decisione è stata finora presa al riguardo». Poi ci ripensa: «Il tema non è all’ordine del giorno». Per la ministra della Difesa l’emergenza Isis e la minaccia terroristica sono temi da affrontare più in là nel tempo. Magari dopo le unioni civili, l’abolizione delle Province e le modifiche al codice della strada. A Repubblica Tv il ministro della Difesa, ha fatto il punto sulla partecipazione italiana alla coalizione anti-Isis e degli sviluppi militari in Siria. Secondo il ministro non c’è alcuna contraddizione tra le funzioni di «protezione» del ministero della Difesa e l’utilizzo, in alcuni casi, delle bombe: «Se io so – ha esemplificato Pinotti – che in un determinato punto c’e’ un deposito di munizioni che verranno utilizzate per colpire la popolazione civile o delle forze militari alleate, non vedo nessuna contraddizione nell’utilizzare uno strumento di precisione per evitare che questo avvenga». In ogni caso, ha aggiunto, «è un tema cui non si può pensare a cuor leggero. Ad oggi, tuttavia, nessuna decisione è stata presa al riguardo. L’Italia l’ha fatto in passato e potrebbe farlo in futuro, ma nel decreto portato al Parlamento questo non c’è, il tema non è dunque all’ordine del giorno».

Ora la Pinotti si lamenta dei tagli (fatti dalla sinistra)

Poi la Pinotti riconosce le politiche disastrose del centrosinistra sul fronte delle spese militari. «Negli ultimi dieci anni l’Italia ha subito i più pesanti tagli nel settore della Difesa» rispetto ai Paesi partner», ha ricordato la responsabile della Difesa omettendo di dire che i tagli sono stati effettuati nei sei anni in cui si sono succeduti. In particolare con il governo Prodi e con l’allora ministro Parisi,  Per poi ricevere il colpo di grazia con i governi Monti-Letta.  «Stiamo lavorando per razionalizzare e ridurre sprechi, ma ribadisco che tagli ulteriori non si possono più fare, anzi servono risorse per riportare in equilibrio il bilancio, perché la voce “esercizio” ormai è al minimo”. Il ministro della Difesa, ha precisato che per far fronte alla situazione «stiamo mettendo in gioco gli immobili come mai è stato fatto». «Stiamo alienando le caserme – ha spiegato Pinotti – ma finora abbiamo dismesso solo quelle meno pregiate. Oggi mettiamo in gioco i gioielli di famiglia, i palazzi più belli. E così 300 milioni per l’Esercizio, cioè tutto ciò che ha a che fare con il funzionamento dello strumento militare, arrivano da questo lavoro».