Bavaglio-Boldrini: «Troppi articoli sui migranti e troppi servizi nei tg»

Dei migranti si può parlare solo come vuole lei. Laura Boldrini ne tira fuori un’altra e se la prende con i giornali e con le tv, accusati di usare «stereotipi» mentre «non si può trattare allo stesso modo chi manifesta le proprie opinioni e chi incita all’odio con discorsi dai toni sprezzanti e violenti. Non può esserci “parità” tra razzismo e antirazzismo, tra xenofobia e accoglienza».

La Boldrini vuole “riscrivere” le prime pagine

«I dati e l’analisi contenuta nel Rapporto – dice la Boldrini – restituiscono con grande efficacia soprattutto l’impatto e la visibilità che i temi dell’immigrazione hanno avuto sui media nei primi dieci mesi del 2015. Due dati mi hanno in particolare colpito: l’incremento dell’80% dei titoli di prima pagina e del 250% dei servizi dei telegiornali dedicati all’immigrazione! Non posso tuttavia non osservare come il racconto mediatico delle migrazioni si sia non di rado distaccato da quello che la legge professionale esige come criterio fondamentale per una informazione corretta, ovvero il “rispetto della verità sostanziale dei fatti”. Un dovere, questo, che impone anzitutto di trattare le notizie relative ai migranti avendo cura di adottare lo stesso metro che si usa per gli italiani. E postula soprattutto che si utilizzino le parole giuste, che descrivano oggettivamente una condizione senza veicolare giudizi negativi o pregiudizi».

«Gli stereotipi alimentano la cosiddetta “imprenditoria politica della paura” – dice ancora la Boldrini – sempre molto abile nel toccare i tasti giusti, atti a far montare preoccupazione, malessere, rabbia. Questo avviene in un Paese come il nostro che, forse in conseguenza delle robuste dosi quotidiane di messaggi politici xenofobi se non razzisti, ha progressivamente “abbassato le difese” nei confronti dei discorsi dai toni sprezzanti e violenti. Quelle che all’estero verrebbero classificate come hate speech, da noi vengono spesso trattate come esternazioni “folkloristiche” che, invece, giorno dopo giorno, inquinano il dibattito democratico e abbassano gli standard di civiltà che dovrebbero essere da tutti condivisi».