Banche, la protesta dei risparmiatori si vede. Il governo a loro fianco, no

«Confidiamo in Lei caro Papa Francesco per aiutarci a far comprendere a governanti sordi e ciechi, a tecnocrati, cleptocrati europei di Troika e Bce che stanno portando il mondo verso la catastrofe, che non può essere il paradigma dell’arbitrato affidato a foglie di fico a restituirci la dignità, ma il risarcimento integrale dei nostri beni espropriati». Termina così la lettera sottoscritta dal “Comitato vittime salva-banche” e “Adusbef-Federconsumatori” impegnati in queste ore in un sit-in di protesta davanti alla sede della Banca d’Italia.

In 200 sotto Bankitalia: hanno scritto persino al Papa

Sono circa 200 – a loro si è aggiunta una delegazione di “grillini” – e oltre a chiedere di vedersi restituiti i loro risparmi, chiedono le dimissioni del governatore Ignazio Visco per l’omesso controllo. Ma il loro obiettivo principale è il cosiddetto “salva-banche” il decreto con cui il governo ha sì salvato dal fallimento le quattro banche – tra cui la Popolare Etruria, in cui ricoprivano ruoli di responsabilità il padre e il fratello del ministro Maria Elena Boschi –  ma lasciando per strada i risparmiatori, soprattutto i più esposti, cioè coloro che erano stati indotti a sottoscrivere le ormai famigerate obbligazioni subordinate. Solo un piccolo gruppo di manifestanti è riuscito a portarsi davanti al portone di Palazzo Koch (la questura ha consentito l’assembramento solo davanti al prospiciente Palazzo delle Esposizioni) per esporre cartelli con su scritto «lo Stato assassina la democrazia», «ucciso dal terrorismo finanziario» (riferimento a Luigino D’Angelo, il pensionato di Civitavecchia suicidatosi dopo aver perso 100mila euro con la Popolare Etruria oppure  raffigurante un richiamo al gioco Monopoli trasformato in «Renzopoli» e diversi cartelli che chiedono la restituzione dei risparmi e attaccano Banca d’Italia e Consob per la mancata vigilanza.

Banche, la nomina di Cantone boomerang per Renzi

La vicenda bancaria diventa di giorno in giorno sempre più preoccupante per Matteo Renzi. Il premier credeva di aver trovato la quadra nominando investendo il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone del compito di definire gli arbitrati nelle procedure intentate dai risparmiatore. Ma la sua nomina ha provocato la fredda ostilità di Visco, che si è sentito scavalcato nel ruolo di vigilanza rispetto al sistema bancaria. Era ventilata persino la notizie delle sue dimissioni, poi sostituite da una lunga intervista a Repubblica in cui il governatore ha orgogliosamente rivendicato il ruolo di Palazzo Koch. Ruolo ribadito il giorno dopo da presidente Mattarella nel corso del tradizionale incontro con le più alte cariche dello Stato. Un segnale, quest’ultimo, che Renzi farebbe bene a non sottovalutare.