Arrestati trafficanti di profughi. Al telefono dicevano: «Siamo business man»

«Nessuno sale sui gommoni se non abbiamo i nostri dinari. Noi siamo dei business man». Così si vantavano al telefono i trafficanti che facevano parte del racket che avrebbe gestito la tratta di migranti tra le coste libiche e la Sicilia. Un cinismo il loro che, mescolato alla spavalderia e alla certezza di sfuggire alla giustizia di casa nostra, danno un’ulteriore prova della spietatezza e dell’arrivismo di questi speculatori che si sono fin qui arricchiti sulle disgrazie e le illusioni di profughi in fuga.

Operazione sgomina un racket di trafficanti

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto di Palermo Maurizio Scalia e dai sostituti Geri FerraraAlessia Sinatra e Claudio Camilleri, sono partite dall’analisi dei numeri trovati dentro un telefonino satellitare rimasto su un gommone. Un punto di smodo importante, che ha portato al fermo da parte della polizia di tre persone; una quarta, invece, risulta latitante. Altri dieci indagati, fra cui i capi dell’organizzazione, sarebbero inoltre ancora in Libia. Una rete dalle maglie larghe e dagli intrecci internaziponali, quella su cui sta indagando la procura palermitana che, tra i punti assodati già alle prime battute dell’inchiesta vede l’indentificazione dei trafficanti accusati come i responsabili del naufragio avvenuto il 9 febbraio scorso al largo delle coste libiche: un dramma che, come noto, costò la vita a circa 300 migranti.

Trafficanti di esseri umani: le indagini

Dunque, mentre tre extracomunitari sono stati arrestati della Polizia e un quarto viene attivamente ricercato nell’ambito di una vasta operazione internazionale – coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo – nei confronti di un’organizzazione che avrebbe gestito le traversate di migranti dalle coste libiche verso la Sicilia, vengono formulate le accuse nei loro confronti che sono di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell‘immigrazione clandestina, aggravata dalla transnazionalità. Tra gli arrestati, peraltro, come anticipato figura anche l’organizzatore di uno dei viaggi della speranza tra la Libia e Lampedusa, conclusosi con un tragico naufragio costato la vita a circa 300 migranti. Un dramma se possibile ulteriormente aggravato dal fatto che in quell’occasione i soccorritori riuscirono a recuperare solo 29 corpi. Ora, però, le indagini in corso, condotte dalle squadre mobili di Palermo e Agrigento, in collaborazione con la Capitaneria di Porto, hanno consentito almeno di individuare i responsabili del racket: trafficanti di vite umane che, dietro il pagamento di 2.400 dollari ciascuno, promettevano ai migranti il trasferimento fino in Nord Europa. Non solo: gli arrestati sono accusati anche di avere favorito la fuga di numerosi profughi dai centri di accoglienza, garantendo loro il necessario supporto logistico per raggiungere clandestinamente i Paesi dove intendevano presentare richiesta di asilo.