Altri 30 banchetti sospetti “inguaiano” Marino: nuove indagini in Procura

Si allarga il caso “scontrino-gate”, costato all’ex sindaco Ignazio Marino l’accusa di peculato e la poltrona in Campidoglio. Al vaglio degli inquirenti ci sono altre 30 cene sospette. Dopo aver terminato le audizioni di funzionari e dipendenti capitolini che hanno lavorato a stretto contatto con il chirurgo dem e che, uno dopo l’altro, non hanno confermato la sua versione dei fatti, smentendo di aver firmato al suo posto i giustificativi di spesa contestati, il pm Roberto Felici ha deciso di conferire una nuova delega d’indagine al Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Come si è appreso dalla ricostruzione di alcuni siti one line, dal Messaggero a Repubblica, poi rimbalzati sul sito Dagospia, le «Fiamme Gialle dovranno analizzare tutte le spese relative alle cene istituzionali effettuate da Marino nel corso dei due anni di mandato, e verificare se i rimborsi fossero dovuti o se, invece, fossero motivati con circostanze false. La verifica ad ampio raggio è scattata qualche giorno fa e sotto la lente degli investigatori, al momento, ci sarebbero circa 30 banchetti potenzialmente ambigui». La Finanza dovrà anche ascoltare come persone informate sui fatti i ristoratori che hanno ospitato nei loro locali il chirurgo e i suoi commensali.

Altre indagini su Marino

Ecco come si è arrivati a questo nuovo supplemento di indagini nei confronti di Ignazio Marino. Nei giorni scorsi in procura hanno sfilato i collaboratori dell’ex sidaco. Luigi Fucito, ex capo di gabinetto del sindaco ha negato ogni coinvolgimento nell’ affaire delle presunte firme apposte ai giustificativi di spesa in sostituzione del primo cittadino. Anche Silvia Decina, a capo della segreteria particolare del sindaco, due settimane fa ha negato di aver “autografato” le note spesa al posto di Marino. Tutti gli altri dello staff hanno negato ogni addebito. In precedenza «era stato ascoltato Francesco Piazza, capo del “Cerimoniale e delle relazioni istituzionali” del Campidoglio che, come gli altri, aveva smentito la tesi di Marino: «Le note spese del primo cittadino e i giustificativi arrivavano già firmati nel mio ufficio». Dunque, si continua ad indagare.