Alemanno: «Il Front National è quella destra sociale che manca in Italia»

«In Italia c’è sempre un gioco a demonizzare o appropriarsi di un risultato elettorale importante sul piano internazionale. È accaduto anche con il successo del Front National di Marine Le Pen al primo turno delle elezioni regionali francesi.
Le demonizzazioni della sinistra hanno seguito uno schema consolidato: rappresentare nel modo peggiore un vincitore giudicato pericolosamente “di destra”. Secondo i nostri giornalisti progressisti e centristi la Le Pen ha giocato tutto sulla paura del terrorismo. Peccato che il Fn aveva già raggiunto il 30% dei consensi qualche mese prima delle ultime stragi di Parigi, mentre aveva perso punti immediatamente dopo l’attentato di Charlie Hebdo». È quanto scrive Gianni Alemanno in un articolo sul Tempo.

Alemanno: il Front National vince per la sua linea sociale

«In realtà – aggiunge Alemanno – basta leggere i risultati del voto francese per scoprire che c’è un’esatta corrispondenza fra gli arrondissement dove ha vinto la Le Pen e quelli con il più elevato tasso di disoccupazione. Il vero motore del risultato lepenista non è quindi la paura e tantomeno la xenofobia, da cui Marine Le Pen ha preso le distanze parallelamente alla rottura con il padre, quanto una crisi economica e un impoverimento sempre più insopportabili per il popolo francese. Questo è il lato oscuro, inconfessabile per la sinistra e per i liberisti di centrodestra, dell’identità del Front National: la sovranità nazionale e monetaria è funzionale non a una chiusura sciovinista, ma al rilancio dello stato sociale francese e di un’economia mista in grado di contrastare gli effetti negativi della globalizzazione. In altri termini, la critica all’Euro e all’Unione Europea serve a mettere in atto politiche espansive, sostenibili a livello globale attraverso lo strumento della moneta».

L’importanza di un movimento nazionale e popolare

«Queste misure neo-keynesiane – scrive ancora Alemanno – non sono un’anticaglia da socialdemocrazia anni Settanta, ma la strategia con cui in questi anni Barack Obama ha rimesso in moto l’economia americana partendo dallo “stampare moneta” della Federal Reserve, cosa da noi non pensabile, nonostante tutti gli sforzi di Mario Draghi, a causa delle rigidità dell’euro. E qui emergono le contraddizioni di chi invece vuole appropriarsi del risultato francese. La Lega Nord ha poco a che fare con il Front National, non solo perché gli manca il valore fondamentale dell’Unità nazionale, ma perché non difende il ruolo dello Stato come promotore dello sviluppo economico e sociale. L’inverosimile Flat Tax al 15% proposta da Matteo Salvini rimanda alle illusioni neoliberiste di azzeramento della spesa pubblica per tagliare le tasse, ovvero il contrario della politica economica della Le Pen. Insomma, per farla breve, il successo del Front National è quello di un movimento nazionale e popolare, una moderna destra sociale, che in Italia è ancora tutta da costruire».