Ylenia, un serial killer: «Ho ucciso una ragazza in Florida». Forse è proprio lei

Il Dna di Al Bano Carrisi è stato prelevato su richiesta delle autorità statunitensi per fare un raffronto con il cadavere di una donna morta in Florida anni fa che sembrerebbe compatibile con la descrizione di Ylenia Carrisi, figlia dell’artista e di Romina Power. La notizia, riportata dal Quotidiano Nazionale, è stata confermata all’ANSA da fonti investigative brindisine. Il prelievo è avvenuto una ventina di giorni fa a Cellino San Marco, nel Brindisino, dove il cantante risiede.
Una ventina di giorni fa i carabinieri si sono recati a Cellino San Marco per prelevare un campione di saliva di Al Bano e di tutti i figli, campione che è stato già inviato ai Ris di Roma che poi inoltreranno negli Usa un profilo genetico da comparare con il corpo della ragazza uccisa. A dare impulso a nuove indagini anche su Ylenia, la figlia di Al Bano e Romina Power, scomparsa nel 1994, le rivelazioni di un camionista, Keith Hunter Jesperson, il quale avrebbe raccontato di aver ucciso una ragazza incontrata in una stazione di servizio di Tampa, proprio in Florida, che si faceva chiamare Suzanne, il nome che Ylenia aveva scelto durante la permanenza negli Usa. Nel dicembre scorso con una sentenza del Tribunale di Brindisi, era stata dichiarata la morte presunta di Ylenia, la cui scomparsa era stata denunciata il 31 dicembre del 1994. Il ricorso era stato presentato dal padre.
«Confermo. E’ così – dice Al Bano Carrisi commentando la notizia dell’esistenza di una nuova pista investigativa, in Florida, connessa alla sparizione della figlia Ylenia, la cui scomparsa risale al dicembre 1994 – Ma non ho davvero argomenti su questa storia. E’ dolorosa, amara. I carabinieri ci hanno chiesto questo accertamento, noi lo abbiamo fatto. Ora vediamo che succede».
L’ultimo avvistamento della ragazza fu a New Orleans. Ora uno sceriffo della Contea di Palm Beach sta compiendo accertamenti sul cadavere di una ragazza il cui cadavere venne ritrovato ad Holt, in Florida, il 15 settembre del 1994, cioè nove mesi dopo la denuncia di scomparsa di Ylenia. Il corpo di quella sconosciuta è rimasto a lungo senza nome. Keith Hunter Jesperson ha confessato di aver compiuto il delitto di quella ragazza conosciuta in una stazione di servizio di Tampa, in Florida. La giovane, che si faceva chiamare Suzanne, zaino in spalla, stava cercando di raggiungere la California o il Nevada. Dalle ricostruzioni del volto eseguite da un perito su richiesta dello sceriffo della Contea che voleva a tutti i costi dare un’identità a quel cadavere emergerebbe, effettivamente, una netta somiglianza con Ylenia.
Keith Hunter Jesperson
, che oggi ha 60 anni, è un serial killer molto noto negli Usa: ha confessato di aver ucciso, strangolandole, fra il 23 gennaio 1990 e il 10 marzo 1995, 160 persone ma solo otto omicidi compiuti fra California, Florida, Nebraska, Oregon, Washington e Wyoming, vengono ricondotti effettivamente a lui. Conosciuto come “Happy Face killer“, perché si attribuiva gi omicidi firmando le sue rivendicazioni con un emoticon, uccideva prevalentemente prostitute e trans ma il suo ultimo omicidio, quello che poi lo ha portato in carcere il 30 marzo 1995, è stato quello della sua fidanzata storica. Attualmente sta scontando tre ergastoli alla Oregon State Penitentiary in Salem.