Tre anni senza Pino Rauti. La sua lezione politica è sempre più attuale

Tre anni senza Pino Rauti. Morì a Roma il 2 novembre 2012, pochi giorni prima del suo 86° compleanno. Rauti ha ricoperto un ruolo centrale nel panorama della destra italiana, anche se lui aborriva questo termine, giugendo a diventare segretario nazionale del Movimento Sociale Italiano nel 1990. Scrittore, giornalista, storico, economista, Rauti è stato apprezzato autore di numerose opere storiche e politiche, che generazioni di missini conservano tuttora nelle loro librerie. La sua vita fu estremamente movimentata, dall’inizio alla fine, ma lui non perse mai di vista le idee che lo spinsero, poco più che adolescente, a partire volontario per l’avventura della Repubblica Sociale Italiana, dove fu inquadrato nella Gnr, la Guardia Nazionale Repubblicana. Per questa sua scelta fu da una parte apprezzato dal mondo post fascista italiano, e altrettanto avversato dal centrosinistra, che gli rimproverò sempre questo suo impegno giovanile. Che lui non rinnegò mai. Subito dopo la guerra, e la prigionia, Rauti aderì al Msi, e nell’immediato dopoguerra, fatto questo poco noto, partecipò diverse volte agli incontri-dibattito che il Partito Comunista Italiano organizzava nelle sue federazioni e sezioni tra ex partigiani e “repubblichini”, come loro chiamavano in modo dispregiativo i combattenti della Rsi. Memorabile uno di questo incontri, nella sub federazione comunista di Centocelle, dove un giovanissimo Rauti fu applaudito da tutti i presenti per la sua lucidità di analisi e il suo equilibrio. Tra gli organizzatori c’era anche un altrettanto giovane Enrico Berlinguer, allora dirigente della Fgci. Rauti riteneva che l’antiamericanismo e l’antiatlantismo potessero essere un terreno comune con le masse popolari. Dipinto dagli avversari come un estremista incendiario, in realtà Rauti era lontanissimo da ogni tipo di violenza: chi l’ha conosciuto ricorda la sua tranquillità, il suo eloquio sereno, la sua inesorabile esposizione delle idee che avrebbero poi affascinato e conquistato decine di migliaia di giovani. Dopo la guerra militò nei Far, i Fasci di Azione rivoluzionaria, movimento estremista accusato di azioni dimostrative terroristiche. Nel 1948 fondò, insieme con Enzo Erra ed Egidio Sterpa, la rivista La Sfida, attraverso la quale diffuse le opere di Julius Evola, che rimase sempre un punto di riferimento tra i sostenitori di Rauti. Si costituì in quegli, all’interno della fiamma tricolore, una corrente definita da Erra e Rauti “spiritualista”, che rifiutava le vecchie contrapposizioni e definizioni ideologiche tra destra e sinistra, Usa e Urss, comunismo e capitalismo, definiti da Rauti «i nostri mortali nemici». Successivamente, nel 1950, Rauti ed Erra fondarono la rivista Imperium, che però fu chiusa dopo soli quattro numeri per l’arresto di gran parte della redazione, tra cui lo stesso Rauti. Dopo un anno per lui giunse l’assoluzione, ma l’epoca dei Far era finita, anche perché nel frattempo c’erano stati altri arresti, tra cui quello dello stesso Evola, finiti con alcune condanne per ricostituzione del disciolto partito fascista ma anche con numerose assoluzioni.

Rauti e “i figli del Sole”

Nel 1952 si svolse il III congresso del Msi all’Aquila, dove la corrente rautiana era chiamata “I figli del Sole”, e dove si consumò lo strappo tra Rauti ed Erra, e tra Rauti e il Msi, perché la posizione di Augusto De Marsanich e di Arturo Michelini non era compatibile con quella di Pino Rauti. Alla fine del 1953 Rauti organizzò la prima riunione di Ordine Nuovo, allora componente interna del Msi. Dopo il congresso di Viareggio nel 1954, e dopo quello di Milano, due anni dopo, lo strappo era consumato. Ordine Nuovo uscì dal Msi, e nel gennaio del 1957 gli scissionisti dettero vita al Centro studi Ordine Nuovo. Tale movimento ebbe grandissimo successo, soprattutto tra i giovani, ma si tenne sempre in ambito culturale, rifiutando di partecipare alle competizioni elettorali. Fu questo uno dei motivi per cui, nel 1959, uno degli scissionisti, Stefano Delle Chiaie, uscì da ON e fondò Avanguardia Nazionale Giovanile. L’impostazione evoliana di ON era lontanissima da quella più politica del Msi. Ma nel luglio 1969, con il ritorno alla segreteria di Giorgio Almirante, le cose cambiarono: Almirante, anche lui proveniente dalla Rsi, lanciò un accorato appello “ai camerati che hanno abbandonato il partito”. L’appello non cadde nel vuoto, e Rauti considerò i tempi maturi per un rientro nel Msi. Una parte degli ordinovisti, però, guidati da Clemente Graziani, rifiutò questa scelta e fondò il Movimento politico Ordine Nuovo. Ma nel 1972, proprio in contemporanea con la grande avanzata del Msi, per Rauti – e altri – iniziarono altri guai: fu arrestato per gli attentati ai treni del 1969 e per la strage di piazza Fontana, tutti fatti ai quali Rauti era estraneo. Successivamente fu inquisito per la strage di piazza della Loggia e rinviato a giudizio. Bisognerà attendere il 2010 per vederlo completamente assolto. In tutti questi anni difficili la famiglia si strinse sempre accanto a Pino: la moglie Brunella e le figlie Alessandra e Isabella, affrontarono quei bruttissimi momenti confortate dalla certezza dell’innocenza, come fu poi dimostrato.

Rauti fu contrario alla nascita di Alleanza Nazionale

Proprio nel 1972 Rauti fu eletto alla Camera, dove rimase per oltre vent’anni. Impossibile raccontare le sue iniziative politiche, come i Campi Hobbit, i Gruppi di Ricerca ecologici, i Movimenti giovani disoccupati, la Nuova Destra, insomma l’interesse per un modo diverso di intendere la politica e la cultura. Dopo aver tentato la scalata alla segreteria al XV congresso di Sorrento, e venendo sconfitto da Gianfranco Fini, Rauti e i suoi riuscirono nell’impresa nel 1990 a Rimini. Si consideri che nel 1989 il Msi aveva subìto una sconfitta elettorale, che poi si ripeté nelle prime elezioni amministrative della segreteria Rauti e nelle elezioni sicliane, dove il Msi ebbe il minimo storico, 3,9 per cento. Si chiese un nuovo congresso, ma già al comitato centrale del luglio 1991 Rauti si dimise e Fini tornò segretario. Il resto è storia di ieri. Un altro strappo della vita politica di Rauti si ebbe con il Congresso di Fiuggi, dove Rauti insieme con altri non accettò la nascita di Alleanza Nazionale e uscì definitivamente dal partito fondando il Movimento Sociale-Fiamma Tricolore. Quello che seguì è storia di oggi.