Ai trans italiani non servirà più l’operazione per cambiare sesso

Niente operazione a Casablanca o altrove per avere diritto al cambio di sesso all’anagrafe: ai trans italiani basterà il pensiero, come si dice in questi casi. La Corte costituzionale ha stabilito infatti che per la rettificazione degli atti anagrafici ‘non è necessario l’intervento di adeguamento degli organi riproduttivi o la sterilizzazione chirurgica della persona transessuale”, come annuncia l’associazione radicale “Certi diritti”. La Consulta infatti – prosegue la nota – ha affermato “l’esclusione del carattere necessario dell’intervento chirurgico ai fini della rettificazione anagrafica appare il corollario di un’impostazione che, in coerenza con supremi valori costituzionali, rimette al singolo la scelta delle modalità attraverso le quali realizzare, con l’assistenza del medico e di altri specialisti, il proprio percorso di transizione, il quale deve comunque riguardare gli aspetti psicologici, comportamentali e fisici che concorrono a comporre l’identità di genere”. «Si tratta del miglior risultato che ci potevamo attendere», ha commentato l’avvocato Alexander Schuster, difensore delle tre persone trans che sono protagoniste di altrettanti giudizi pendenti avanti la Corte costituzionale. Ad avviso dell’avvocato Massimo Clara, che ha steso la memoria presentata da “Certi diritti”, “la Consulta, ancora una volta, garantisce un diritto: per la rettifica del sesso l’intervento chirurgico non è necessario, ma è solo un mezzo, se lo si ritiene, per il miglior benessere psicofisico della persona. Su questo tema, in passato, c’erano state sentenze contraddittorie dei vari tribunali italiani: Roma, Rovereto, Siena e Napoli interpretavano già la legge 164 del 1982 nel senso di non considerare obbligatorio alcun intervento chirurgico, mentre altre Corti, tra cui Vercelli e Bologna, andavano nella direzione opposta.