“Terrorismo è islamico”: Hollande abbandona il politicamente corretto

Perché se fino a ieri Hollande era sempre stato titubante nel collegare terrorismo e religione, affermando oraperentorio che un’«orda di assassini» ha insanguinato la capitale francese «in nome di un Dio tradito», sembra aver capito che è giunta l’ora di chiamare le cose con il proprio nome. Ed è un segnale positivo. Un segnale che lo ricongiunge al primo ministro, Manuel Valls, il solo membro del governo francese a dire le cose come stanno da gennaio senza pruriti ideologici. E cioè che il nemico della Francia, e più in generale dell’occidente, è il terrorismo «islamico», non un terrorismo qualsiasi, ma il terrorismo che semina morte in nome di Allah.

Oltralpe finisce nel mirino l’atteggiamento «politicamente corretto», incapace di vedere rischi

Tuttavia – riporta “il Mattino” – il frane-parier di Valls e la resipiscenza, seppur tardiva, di Hollande restano casi isolati nella politica francese. Maggioritario, come nel circuito mediatico, è il partito del Pasdamalgam, priorità ai distinguo tra islam e islamismo, perché «le prime vittime sono i musulmani». Maggioritario è il gruppo di giornalisti che segue le consegne del ministro degli Esteri Laurent Fabius, che un bel giorno di settembre 2014 si è svegliato e  ha deciso che bisogna scrivere «Daesh» e mai più «Stato islamico», perché l’aggettivo islamico è offensivo per i musulmani.

Media e intellettuali restano però aggrappati al politicamente corretto

Maggioritario è il campo del politicamente corretto, un campo trasversale, che va da droite a gauche, e che, come evidenziato in un recente intervento sul Figaro dal giornalista Ivan Rioufol, si rivela «il miglior alleato dell’islamismo». E però se quel «terrorismo islamico» che politici e media benpensanti faticano a nominare per paura di essere infilati nel girone degli «islamofobi» rappresenta sicuramente il principale nemico, ne esiste un altro non meno pernicioso che molti pensatori di riferimento del dibattito delle idee francese come il filosofo Alain Finkielkraut denunciano apertamente: l’islamogoscismo.

La sinistra francese attratta dall’Islam, religione degli oppressi

Con questo termine, l’autore dell’«Identité malheureuse» e altri pezzi da novanta dell’agorà intellettuale parigina come il polemista Eric Zemmour, identificano quell’attitudine ideologica propria ai militanti goscisti dei paesi occidentali, per la maggior parte figli del trotzkismo, che li porta, fra tutte le religioni, a riservare la loro simpatia esclusivamente alla religione musulmana perché maggioritaria tra gli immigrati e gli oppressi del mondo occidentale. L’icona di questa tendenza, denunciata due settimane fa anche da una figura nata e cresciuta nella gauche come l’ex direttore di Charlie Hebdo Philippe Val «la gauche ha elevato l’Islam a religione degli oppressi», ha dichiarato a Le Point-è Edwy Plenel, direttore del sito di inchieste Mediapart, che ha da poco pubblicato un saggio, «Pour les musulmans», nel quale vuole far passare l’idea che i musulmani di oggi sono oppressi come lo erano gli ebrei negli anni ’30 e che è tutta colpa dell’Occidente che li ha relegati nelle banlieue squallide se poi questi si ribellano e commettono le stragi nelle capitali «della perversione e della blasfemia» europee.