Varese, studentesse musulmane escono dall’aula per non fare il minuto di silenzio

Uscite dall’aula al momento del minuto di silenzio per le 129 vittime di Parigi. Un gesto plateale e clamoroso. Incomprensibile, che ha scatenato polemiche accese e critiche a pioggia sul web. Per le sei studentesse di 15 anni, tutte musulmane figlie di immigrati nordafricani, che frequentano una scuola a Varese, ci sono rimproveri, critiche, ma anche tanti commenti preoccupati. Molti invitano il governo italiano a “rimpatriarle” (ma c’è chi usa verbi molto più pesanti) e “cacciare dall’Italia loro e le loro famiglie”. Ma tanta è la preoccupazione per cosa sta dietro l’atteggiamento di ragazzi che non sono arrivati da poco dai loro paesi, ma vivono regolarmente e da tempo in Italia.

Caso a Varese, la difesa della preside

Il fatto è accaduto  all’istituto per periti commerciali “Daverio”, una realtà di 1.800 ragazzi , con un alto tasso di stranieri  che arrivano da mezza provincia di Varese. Un gesto forte che ha destato tanta preoccupazione tanto da essere discusso al comitato per l’ordine e la sicurezza. E anche la Digos ha avviato  accertamenti. Loro, le sei quindicenni, hanno motivato il loro gesto spiegando di non avere capito «come mai si deve esprimere solidarietà solo alle vittime di Parigi e non a quelli che muoiono in tutti gli attentati in altre parti del mondo».  La preside Nicoletta Pizzato non legge quanto accaduto in chiave  fondamentalista. Secondo il racconto della Pizzato sono stati molti gli studenti che sono rimasti svegli la notte degli attentati, per seguire passo dopo passo quello che stava accadendo. «Nonostante siano molto giovani si interrogano sui perché e chiedono alla scuola di dare risposte – dice la preside – è nostro dovere farlo. Infatti dopo questo episodio in quella classe si è aperta una discussione sull’argomento, è stato approfondito e sviscerato il tema. Abbiamo cercato di spiegare ai ragazzi l’attentato di Parigi, è stato registrato in diretta e quindi ha probabilmente catalizzato un’attenzione maggiore, rispetto all’abbattimento dell’aereo russo, per cui sono trascorsi giorni prima che si parlasse di terrorismo».