Spie in Vaticano, Papa Francesco evoca i “serpenti velenosi”: «Ma non molliamo…»

Papa Francesco è “amareggiato” dall’intera vicenda dei nuovi “corvi”, dalla Vatileaks 2 che si è sollevata come una  bufera in questi giorni con gli arresti del segretario della Prefettura per gli Affari economici, monsignor Lucio Vallejo Balda, e dell’ex consulente vaticana Francesca Immacolata Chaouqui. Chi ha potuto parlargli lo ha descritto “molto dispiaciuto”. Ma non per questo si vuole fermare. Anzi Bergoglio durante la Messa ha rilanciato: «Cristo si paragona al “serpente innalzato”», secondo un’immagine che «rimanda all’episodio dei serpenti velenosi», che nel deserto «attaccavano il popolo in cammino».

Papa Francesco: avanti sereni e determinati

Il tema della fuga di carte e arresti tiene banco nei quotidiani. Avvenire titola Francesco: avanti sereni e determinati. Attraverso un tweet  dell’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, si legge nell’articolo di apertura del quotidiano dei vescovi, giunge il forte invito del Papa a non fermarsi  davanti alla nuova inchiesta. «Ho appena visto il Papa. Sue parole testuali: andiamo avanti con serenità e determinazione», ha scritto Becciu, sostituto della Segreteria di Stato vaticana. Il quotidiano dei vescovi ha poi intervistato Marcello Semeraro, vescovo di Albano: «È una falsità dire che che Bergoglio non sappia scegliere i collaboratori o che sia circondato di mosche». Anche il cardinale Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, si è soffermato sull’arresto di monsignor Lucio Angel Ballejo Balda e della lobbista Francesca Chaouqui assicurando, in un’intervista a Repubblica, che «il Papa non si farà condizionare da nessuno. Anche se episodi simili inducono a pensare e a domandarsi se queste due persone hanno agito da sole o se sono state manovrate da qualcuno. È legittimo chiedersi, a questo punto, chi c’è dietro a quanto accaduto. Anche fuori dal Vaticano». I due nuovi arresti, le false notizie sulla salute del Papa, la rivelazione della lettera di “lamentele” scritta da 13 cardinali durante il Sinodo e l’ammissione di un prelato dell’ex Sant’Uffizio di avere un compagno gay? «Si tratta di vicende che inducono a pensare», ha detto il “ministro della Giustizia” della Santa Sede. «È bene incominciare a vedere chi c’è dietro altri Palazzi che fuori dal Vaticano possono aver ispirato certe manovre, perché è indubbio che il Papa ormai incomincia a far paura a qualcuno».