Spara in aria per scacciare i ladri: gli ritirano porto d’armi e fucili

Il suo messaggio ai ladri lo aveva messo nero su bianco in cima al cancello della ditta, visitata più volte negli ultimi mesi: «Attenzione: la scavalcata può causare una sparata». Una minaccia in rima che lunedì sera è diventata realtà. E così un imprenditore bresciano di 49 anni, davanti ai ladri che volevano saccheggiare i suoi magazzini, è passato dalle parole ai fatti. La legge, però, parla chiaro: fra le abitazioni non si possono esplodere colpi d’arma da fuoco, nemmeno permettere m fuga dei malintenzionati. Per questo a fame le spese è stato proprio l’imprenditore armato che, dopo aver sventato il furto mettendo in fuga i ladri con quattro schioppettate sparate per aria, se l’è dovuta vedere con i carabinieri chiamati per denunciare l’assalto in fabbrica.

In via cautelativa i Carabinieri hanno sequestrato i fucili all’imprenditore

Quando i militari sono arrivati sul posto, infatti, i ladri erano fuggiti lungo il fiume e per il titolare sono cominciati i guai. In via cautelativa, infatti, gli sono stati sequestrati i 20 fucili da caccia che teneva a casa, tutti regolarmente denunciati e ricevuti in eredità dal padre, dal nonno e dal bisnonno. Non solo: i carabinieri si sono fatti consegnare anche il porto d’armi presentandogli contestualmente una denuncia che prevede una multa amministrativa. Ora l’imprenditore avrà trenta giorni di tempo per tentare, rivolgendosi direttamente al Prefetto, di rientrare almeno in possesso delle armi di famiglia. «Quando mi è arrivata la segnalazione da parte dei vicini che c’erano dai movimenti strani attorno al capannone non ci ho pensato su poi tanto» ha raccontato Giorgio Butfoli, che a Collio di Vobarno, nel bresciano, commercia in legna e pellet, «ho composto il 112 poi, visto che mi tenevano in attesa, per portarmi avanti ho preso il fucile e mi sono messo in auto. Quando ho visto delle ombre, ho sparato dei colpi in aria per farle fuggire, I carabinieri sono arrivati una ventina di minuti dopo, quando ormai i ladri erano spariti, e se la sono presa con me perché avevo sparato. Non mi sembra giusto: cosa dovevo fare? Lasciare che mi derubassero?».

La Lega ha presentato un’interrogazione parlamentare sulla vicenda

La legge, però, è chiara: L’articolo 703 del Codice Penale recita testualmente: «Chiunque, senza la licenza dell’autorità, in un luogo abitato o nelle sue adiacenze, o lungo una pubblica via o in direzione di essa spara armi da fuoco è punito con l’ammenda fino a 103 euro». A inizio novembre la medesima cosa era accaduta a Lazzate, in Brianza, e a Sarego, in provincia di Vicenza. Copione identico e stesse denunce. Casi che ora hanno spinto la Lega ad interrogare il ministro dell’Interno, Angelino Alfano. «Siamo alla commedia dell’assurdo» ha spiegato l’onorevole padano Stefano Borghesi primo firmatario dell’interrogazione parlamentare, «un cittadino sorprende i ladri che nella notte tentano un furto di gasolio ai danni di uno dei suoi camion, li mette in fuga sparando in aria e i carabinieri gli portano via il porto d’armi e gli sequestrano i fucili. Altro che eccesso di legittima difesa qui il cittadino viene messo “sotto processo” e gli si nega il diritto a una qualunque forma di difesa. Questo sì è un eccesso», spiega a “Libero”.