Se il protagonismo di Renzi serve a scroccare un cappuccino ad Hollande

24 Nov 2015 12:58 - di Mario Aldo Stilton

È forte l’Italia. Ce lo spiega a tutte le ore Matteo Renzi. Fortissima. Talmente forte e presente sullo scacchiere internazionale che non se la fila nessuno. Gruppi di contatto e di lavoro sulla Siria. E prima quelli sul nucleare iraniano. E sulla crisi Ucraina. E sul problema dell’annessione della Crimea. E, ancora, sul Tibet e l’ingerenza del colosso cinese. E nell’Africa martoriata. Tutti focolai, tutti potenziali o già effettivi conflitti ai quali s’aggiunge ovviamente quel problemino di al-Baghdadi e dei terroristi che girano indisturbati per l’Europa. Ecco l’Italia protagonista di cui parla Renzi, sistematicamente esclusa da ogni decisione. Eccola indecisa a tutto e forte dei suoi Gentiloni e delle sue Mogherini: roba da far impallidire batterie antimissile e caccia supersonici! È l’Italia protagonista di Renzi Matteo da Firenze. L’Italia protagonista del bla-bla, parolaia, seriosa e pure tronfia: a parole, appunto. L’Italia di Renzi che avverte tutti: “Non fare come in Libia”. Perchè anche quella volta il nostro protagonismo e la nostra forza di dissuasione non impedì ai Mirage francesi diretti a Tripoli di passarci sulla testa. È forte l’Italia. Pronta alla bisogna. In prima linea. Ascoltata e riverita da tutti. Considerata. Dopodichè, c’è il risveglio: e al risveglio, ci si accorge che era soltanto un sogno. Perché  la realtà dice che a noi, appunto, non ci si fila nessuno. Forse non ci ritengono all’altezza. O, semplicemente, non si fidano. Ma, per fortuna, la buona creanza, quella sì che ci è ancora concessa. E così Francoise Hollande, che c’ha un terrorista per capello, pressato da tambureggianti richieste partite da palazzo Chigi, accetta di buon grado di fare colazione col nostro Matteuccio: lo vedrà tra le 8 e le 8,30, prima di partire per Mosca dove incontrerà Vladimir Putin per coordinare gli interventi militari in Siria. Della serie, un cappuccino non lo si nega a nessuno. Neppure a Renzi. È forte l’Italia.

 

 

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