Ancora sangue innocente. L’Isis rivendica l’uccisione di due ostaggi

L’Isis ha annunciato di aver ucciso due suoi prigionieri, il 48enne norvegese Ole Johan Grimsgaard-Ofstad ed il 50enne di nazionalità cinese Fan Jinghui, consulente freelance, per i quali i jihadisti avevano chiesto un riscatto due mesi fa. L’annuncio è stato dato nel numero 12 della rivista in lingua inglese Dabiq, con una pagina che apparentemente mostra i corpi dei due ostaggi e la scritta «giustiziati perché abbandonati dalle nazioni e dalle organizzazioni kafir (infedeli)».

Le vittime sono un norvegese e un cinese

L’annuncio di quest’ulteriore atto di barbarie consumato a spese di due persone incolpevoli, è l’ennesima dimostrazione che attraverso l’uso sapiente dei media l’Isis sta combattendo una guerra parallela a quella del terrorismo basata sulla comunicazione. La rivendicazione degli attentati di Parigi o, quella arrivata proprio in queste ore con tanto di foto, pubblicata prima da Dabiq e poi da Site, relativa alla bomba contenuta in una lattina di birra di marca Gold che ha fatto esplodere in volo l’aereo russo con a bordo 276 passeggeri, tra cui molti bambini, vuole riaffermare due principi elementari nella loro terrificante chiarezza. Il primo: possiamo colpire come, quando e dove vogliamo; il secondo: per farlo siamo disposti persino a morire. Quindi – è il messaggio rivolto all’Occidente e non solo – non ci fanno paura le vostre minacce, i vostri raid aerei né il vostro eventuale attacco via terra.

Con la comunicazione l’Isis fa una guerra parallela

È fin troppo evidente che un nemico siffatto va affrontato e combattuto con mezzi ulteriori rispetto a quelli tradizionali. Va attivato un coordinamento, almeno europeo, dell’intelligence per condividere tra i governi della Ue informazioni che potrebbero rilevarsi preziose nell’azione di prevenzione di attacchi terroristici. Andrebbe inoltre azionata la leva della ritorsione politica, economica e finanziaria verso chiunque a qualsiasi titolo intrattenga rapporti di qualsivoglia natura con l’Isis. Così come andrebbe rafforzata la sicurezza interna con il controllo delle frontiere, il censimento delle moschee e – problema tutto italiano – rendendo spedita la procedura per distinguere i richiedenti asilo da chi invece arriva da noi per altri motivi. Sembrano aspetti secondari. In realtà sarebbero utilissimi a isolare il nemico Isis rispetto ai suoi complici e alle sue quinte colonne sul suolo europeo.