Salvini: “Io, Silvio e Giorgia insieme a Bologna per mandare a casa Renzi”

Matteo Salvini è stanco ma contento. Però nel complesso è più contento che stanco: dopo giorni di estenuanti esitazioni modello Amleto, ieri Silvio Berlusconi ha fatto sapere che alla fine sì, lui domenica alla marcia su Bologna ci sarà. «E ha fatto la scelta giusta gongola Salvini -. Finalmente l’opposizione si compatta per impedire a Renzi di continuare a disfare quello che vuole». Ma è una manifestazione leghista con degli ospiti di Forza Italia o unitaria del centro-destra, come se fosse il vecchio Polo? «E chi se ne frega. Io guardo al futuro, non al passato. L’organizzazione, certo, quella è leghista. Ma sul palco non ci saranno simboli di partito. Sarà una festa, la Festa della Liberazione da Renzi. Con i tre leader dell’opposizione sul palco». Il terzo sarebbe la Meloni? «Certamente». Per la verità, manca quello che prende più voti: Beppe Grillo. «Lui è il leader del no, perché è l’unica cosa che sa dire. Noi invece abbiamo l’ambizione di dire no al renzismo, ma anche molti sì. Non siamo solo la protesta, ma la proposta».

Ma alla fine chiuderà lei o Berlusconi? «Io. Dovere di ospitalità».

Dentro Forza Italia c’è molto malumore per la decisione di Berlusconi… «Pazienza. Io credo che gli elettori di centro-destra saranno in piazza a Bologna, se non físicamente, almeno con il cuore e con la testa. I politici dovrebbero interpretare quel che vogliono i loro elettori, che nel caso dei nostri è mandare a casa Renzi. Se qualcuno storce il naso, peggio per lui». Anticipi i tre capi d’accusa che imputerà a Renzi. «Primo: l’economia. Festeggia una misera crescita dello 0,9% mentre il resto del mondo corre. Le grandi imprese vanno bene. Ma il 93% di quel le italiane ha meno di dieci d ipendenti. E queste continuano a soffrire e a chiudere». Secondo? «La sicurezza e l’immigrazione, ovvio. Va sempre peggio». Terzo? «La politica estera. Tirano venti di guerra, e in Medioriente come in Siria come in Libia, l’Italia di Renzi conta zero».

Salvini sfida la sinistra nella “sua” Bologna

Perché andare a manifestare proprio a Bologna – chiede il Secolo XIX – che da sempre è una città di sinistra? «Proprio per questo. Bologna la dotta e la tollerante dimostrerà che è una città aperta. Noi non siamo razzisti e rancorosi come ci dipingono. Siamo per l’accoglienza, beninteso rispettando le regole, e siamo certi che Bologna ci accoglierà». Ma se proprio lì l’anno scorso tentarono di linciarla… «Sì, e per una curiosa coincidenza era proprio 1’8 novembre. Beh, credo che abbiamo tutti il diritto di manifestare democraticamente».