Salvatore Borsellino attacca Napolitano: “Vuole il silenzio, adesso basta”

“Hanno accolto l’invito contenuto nella lettera intimidatoria di Napolitano e io ho deciso di ritirare la mia costituzione di parte civile dal processo: che senso ha restare in un’aula dove i giudici non vogliono accertare la verità ma solo inchinarsi ai potenti? Ne parlerò il 4 dicembre con il mio avvocato e alcuni amici delle Agende Rosse, ma dovranno avere argomenti molto solidi per convincermi a rimanere. Ormai non ha più alcun senso”. Salvatore Borsellino è furibondo e su Facebook ha postato il cartello appeso in tutte le aule di giustizia riveduto e corretto: “La Legge non è uguale per tutti”.

Salvatore Borsellino furibondo con giudici e Napolitano

Attendeva la deposizione dell’ex capo dello Stato come il momento processuale più alto del quarto dibattimento per la strage di via D’Amelio, ma in cinque ore di camera di consiglio la Corte di assise di Caltanissetta presieduta da Antonio Balsamo ha deluso la sua attesa. Come spiega il dietrofront? “Non me lo spiego, se non con l’ossequio a un potente. E come se a una persona avessero dato uno schiaffo e lui china la testa. Agli atti non c’è alcun elemento nuovo se non una lettera intimidatoria. Nei processi precedenti c’erano i depistaggi, qui non si vuole arrivare alla verità“.

“Napolitano testimone reticente”: parole pesanti di Borsellino

Come valuta l’atteggiamento del presidente emerito Napolitano? “Come quello di un testimone reticente. Dico che le sue argomentazioni sono prive di fondamento: sostengo da sempre che Napolitano è il garante del silenzio sulla trattativa Stato-mafia. Ha occultato le registrazioni con Mancino e nella precedente deposizione al processo sulla trattativa ha messo la pietra tombale su cose che sarebbe stato necessario conoscere, i suoi ‘non ricordo’ sono stati numerosi. Mi sarei aspettato che dicesse: ho già detto quel poco che so, ma vengo a testimoniare perché voglio l’accertamento della verità. Ma evidentemente non lo vuole”.

“Sono tanti i segreti di quella fase stragista, e secondo me Napolitano qualcuno lo conosce”.

Salvatore Borsellino è un fiume in piena: “Non a caso è stato eletto al secondo mandato, proprio per continuare a garantire questo silenzio. Il ritiro della parte civile rischia di rivelarsi un boomerang, tirandovi fuori dal processo non potrete più rivolgere le domande più scomodechealimentano la ricerca della verità. La riunione del 4 dicembre serve a confrontarci, ma dovranno avere argomenti solidi per convincermi a rimanere. Io non ho alternativa: i monaci tibetani si danno fuoco, io ritengo di avere ancora qualche anno da vivere cercando la verità sulla morte di Paolo”, si legge su “il Fatto Quotidiano”.