Sala a Milano, mentre a Roma “mai con Marchini”: il Pd fa le sue scelte

«II Partito della nazione? Ma se io, come tutti gli italiani, non so neppure cosa sia…». Giuseppe Sala si ritrova a fare i conti con i giochi complicati della politica, ma cerca di leggere gli eventi con il pragmatismo del manager. Che sia disponibile a candidarsi ormai lo ha fatto capire in diversi modi, anche se prima dell’annuncio della discesa in campo devono succedere ancora molte cose, fra cui il chiarimento con il premier Matteo Renzi (e l’incontro da più parti annunciato per questa settimana non è ancora nell’agenda dell’uno ne dell’altro). Ma prima ancora che le cose siano definite, l’ad di Expo si trova a rispondere a chi lo accusava prima di essere «divisivo» e ora di essere parte di una strategia che da Milano prenderebbe forza per imporre appunto il fantomatico Partito della nazione di impronta renziana.

I temi su cui lavorare restano ancora quelli della casa, della sicurezza, delle periferie.

Il Giubileo è alle porte ma la «Prossima Roma» lanciata dall’ex sindaco Francesco Rutelli, ha aperto già la campagna elettorale per il 2016. Sabato c’era un grande assente: Matteo Orfini, commissario romano dei dem. Una casualità o non è voluto intervenire, chiede “il Corriere della Sera”? «Sono stato invitato ma avevo già un impegno. Comunque c’era tanta gente del Pd». Come valuta la giornata promossa da Rutelli? «Utile e opportuna. Specie se viene da chi, come sindaco, ha espresso la maggiore capacità progettuale sulla città». Non dovrebbe essere il Pd ad organizzare questi appuntamenti? «Il Pd ha un altro ruolo: quello di ascoltare, interloquire. Non di riunire i protagonisti di una stagione, ma di crearne di nuovi». Platea un po’ stagionata? «Lì c’erano tante cose. Ma un grande partito come il nostro deve costruire una sfida che ci faccia vincere nel futuro». Il civismo è una risposta alla crisi della politica? «Può aiutare e in alcuni casi può essere una soluzione. Ma ha anche dei limiti: Roma è divisa in due, tra quartieri bene e periferie. Noi dobbiamo ricucire questi due aspetti».

Intanto, a Roma, fa discutere l’iniziativa di Rutelli, che ha avuto successo

Tra gli ospiti c’era Alfio Marchini. Può diventare lui il vostro «cavallo»? «È una prospettiva già esclusa. Sceglieremo il nostro candidato con le primarie. Chi vuole guidare il centrosinistra dovrà parteciparvi». E se lo fa Marchini? Non è che quello di Rutelli è un assist all’imprenditore? «Direi proprio di no. Sto a quanto detto da Francesco: quel lavoro va in dote al centrosinistra e ripartiremo dall’alleanza di sinistra con la quale governiamo la Regione Lazio».