Renzi non aiuterà Hollande. Pesa il disastroso intervento francese in Libia

«Siamo due nazioni sorelle», ha detto ieri mattina Renzi all’Eliseo. Ma questo legame di sangue, di vicinanza, di storia, rivendicato e ostentato dal nostro primo ministro non si è tradotto finora in un passo concreto verso la Francia. La Cancelliera Merkel aggiunge soldati in Africa, in modo da alleggerire l’impegno francese, annuncia che anche i Tornado tedeschi parteciperanno alle operazioni, per noi il nostro impegno in Iraq è già sufficiente.

Palazzo Chigi: i francesi nulla ci hanno chiesto e noi nulla abbiamo dato.

Non è un segreto – spiega “il Corriere della Sera” – che sono stati presi in considerazione sia un aumento del nostro contingente in Libano, sia una presenza in Mali, in entrambi i casi per consentire ai francesi di dispiegare i loro militari in altri teatri, in primo luogo in Siria e Iraq ovviamente, contro quello Stato islamico che «va distrutto», secondo un obiettivo che almeno in questo caso è comune e condiviso. Renzi è arrivato a Parigi portando la disponibilità di una completa condivisione del lavoro dei servizi di intelligence, sembra che anche questa volta, pur ferita, la Francia, per bocca di Hollande, non abbia rinunciato a fare ricorso a una presunta grandeur.

Una cosa che il presidente francese ha concesso a Renzi è stata la citazione della Libia

Hollande ha riconosciuto che la Libia può diventare una seconda Siria, ma anche in questo caso si fa fatica a riempire di contenuti il passo avanti. Una dichiarazione rimane agli atti, ma può anche essere priva di conseguenze. E in questo caso le richieste insistenti della diplomazia italiana, l’appello a tutti gli interlocutori a non sottovalutare lo scenario libico, sono finora rimaste senza esiti. Del resto il fallimento della mediazione dell’inviato speciale dell’Onu non è stato al momento sostituito con un’altra proposta, nemmeno di marca italiana.