Renzi insiste: “Chiudere le frontiere non serve”. Ma il Giubileo fa paura

Questa volta pesa persino le parole, Matteo Renzi. «Sono molto prudente nel parlare di guerra», ha detto ieri. «Capisco chi utilizza questa parola, ma io non la uso. È evidente che l’attacco di Parigi è strutturalmente militare. Ma non è una guerra». Piuttosto, è «una gigantesca aggressione alla nostra identità».

Nessuna “guerra”, dice Renzi, che evita di usare “quella” parola

Come già al G20, anche ieri, tornato a Roma, il premier – si legge su “Libero” – ha scelto una linea di grandissima prudenza. E come lui l’Unione europea, che sì ha attivato la clausola di «assistenza militare» prevista dall’articolo 42.7 del Trattato di Lisbona. Ma è un contentino alla Francia che non avrà effetti reali. Quella clausola, infatti, prevede che ciascun Paese decida che tipo di assitenza fornire. E di «guerra» nessuno vuole parlare.

La ragione per cui Renzi è così prudente è innanzitutto strategica.

Come Obama, è convinto che se prima non si risolve la situazione in Siria, completando la transizione del dopo Assad e separando l’Isis dalle altre opposizioni ad Assad, un intervento militare può solo provocare una «Libiabis». Gettare il Paese nel caos. Ma ci sono anche, non dette, due ragioni di politica interna. La prima riguarda la sicurezza. Il Giubileo è alle porte. Come ha ripetuto anche ieri Alfano, i rischi per possibili attentati ci sono. Bisogna evitare, perciò, toni che possano renderci, più di quanto non lo sia mo già, un bersaglio dei terroristi. Renzi sa bene che un attentato può cambiare il corso della politica.

Che ripercussioni avrebbe, sul governo, un fatto come quello che è accaduto a Parigi?

Poi c’è una motivazione economica, che in queste ore sta preoccupando ancora di più il premier. Il rischio, cioè, che i fatti di Parigi provochino una frenata dei consumi, mandando all’aria la scommessa fatta con la legge di stabilità. Come dice, off the records, un uomo vicino al premier, «se la gente smette di andare ai ristoranti, di andare ai concerti, allo stadio, di fare viaggi è un disastro peggio che un attentato». Magari peggio, no. Ma il senso è chiaro: se dovesse esserci un effetto panico che porta le persone a uscire meno di casa, l’economia, che proprio m queste settimane aveva dato timidi segnali di ripresa, potrebbe ripiombare nel baratro. E sulla ripresa il governo si gioca tutto. «Un esito negativo alle Amministrative e l’economia ferma potrebbero essere un mix letale». Si spiega anche così la linea di queste ore. Serve «saggezza, equilibrio e determinazione», ha detto ancora Renzi. Bisogna vincere «la sfida culturale». E ha criticato chi propone di sospendere Schengen: «Se dici “chiudiamo le frontiere” devi dire che lo fai per tenerli dentro, perché gli assassini nella stragrande maggioranza sono nati e cresciuti in Europa».