Renzi dice “no” alla guerra: “Nessuna iniziativa senza USA e Russia”

«Io sono prudente per ovvie ragioni, quando si parla di guerra. Dobbiamo essere seri, non stiamo discutendo di un congresso di partito, ma di un conflitto e noi non vogliamo entrare in guerra»: Matteo Renzi tira il freno a mano. Il premier da tutta la sua solidarietà a Hollande, ma non accoglie l’appello alla guerra del presidente francese. «Occorre agire con moderazione», è l’invito che Renzi rivolge fuori dai confini patri, ma anche all’interno. Con i ministri si è raccomandato: «Prudenza e serietà», riporta “Il Corriere della Sera”. Per questa ragione vengono viste come fuori linea le dichiarazioni della titolare della Difesa Roberta Pinotti, favorevole alla possibilità che il nostro Paese estenda i bombardamenti oltre l’Iraq.

Nel governo Pinotti viene ritenuta una brava ministra, ma troppo influenzata dai generali.

«Noi siamo impegnati nella coalizione sul fronte dell’Iraq e lasciamo i nostri soldati in Afghanistan, facciamo la nostra parte, ma ci vuole il massimo di responsabilità», è il convincimento del presidente del Consiglio. Paolo Gentiloni è in totale sintonia con il premier, come dimostra il suo discorso alla Camera. Insomma, certi confini non si travalicano. «Non ci facciamo trascinare in un’iniziativa senza gli Stati Uniti e la Russia e senza avere un chiaro obiettivo strategico per il dopo», spiega Renzi. Il quale è convinto, e non da ora, che per venire a capo di questa situazione occorra anche affidarsi al «contributo determinante della Russia» perché è con questo «contributo» che si può studiare «un’uscita di scena di Assad», senza «compiere gli stessi errori della Libia».

Anche al G20 Renzi ha caldeggiato il «dialogo tra Usa e Russia»

«È fondamentale, bisogna assolutamente lavorare su questa linea», ha ammonito. Tanta prudenza da parte del presidente del Consiglio è dovuta anche ad altri due fattori. Il primo riguarda la preoccupazione del premier di «non spaventare gli italiani». Renzi non vuole dare ai cittadini l’impressione che il nostro sia un Paese in guerra, «anche perché cosi non è». Pure su questo il premier si è soffermato con i «suoi» ministri prima del viaggio in Turchia: «Niente inutili allarmismi». Ma c’è un secondo fattore dietro la cautela adottata da Renzi. I suggerimenti che provengono dai nostri servizi e apparati di sicurezza, infatti, vanno in questa direzione: se non si vuole mettere il Paese nel centro del mirino, meglio evitare di trasformare questa vicenda in «un conflitto» con i terroristi islamici.