Renzi azzera i vertici delle Ferrovie per fare cassa con la svendita ai privati

L’annuncio della vendita delle Ferrovie arriva al termine di una settimana di indiscrezioni sull’imminente siluramento dei vertici delle Fs da parte del premier Renzi, in dissidio col ministro dei Trasporti Delrio, anch’egli considerato troppo timido sulla privatizzazione. «Sarà avviata la privatizzazione di Ferrovie dello Stato. Viene avviata la procedura che tiene presente la complessità della gestione delle Fs e la necessità di aumentare gli obblighi di servizio pubblico», ha detto proprio Delrio al termine del Consiglio dei ministri. «L’alienazione di Ferrovie non potrà andare oltre il 40%. È un avvio di percorso che tiene presenti alcune questioni: l’infrastruttura ferroviaria dovrà rimanere pubblica, dovrà essere garantito l’accesso a tutti in maniera uguale». Ma chissà perché, a giorni, alla guida delle Fs arriverà qualcun altro, sostituendo quel Michele Elia che era stato messo lì proprio da Renzi e al quale dovrebbe succedere Renato Mazzoncini, oggi ad di Busitalia (controllata di Fs per il trasporto su gomma) o, in alternativa, al numero uno di Trenitalia, Vincenzo Soprano. Renzi non ne vuol più sapere dello scontro al vertice delle Fs tra Elia e il presidente Messori, che rischiava di allungare i tempi della privatizzazione, e ha dato ordine a Padoan di procedere, nonostante Delrio e da Messori avessero più volte segnalato la necessità di privatizzare singoli asset delle Fs ma di scorporare e mantenere in mani pubbliche un asset strategico come la rete ferroviaria.

Ferrovie, le critiche della sinistra al Pd

«Questo è semplicemente l’avvio del percorso di privatizzazione, con alcuni paletti», ha precisato il ministro delle infrastrutture Graziano Delrio, indicando come paletti: il fatto che la “proprietà della rete resti pubblica, l’indipendenza del gestore, verranno garantiti gli obblighi di servizio pubblico e la piena maggioranza dell’azionariato dello Stato”. Se la privatizzazione riguarderà “Trenitalia o una quota di Rfi scorporata, è un lavoro che verrà fatto nelle prossime settimane”. Tra le voce più critiche, quella interna alla sinistra del fuoriuscito Pd Stefano Fassina, secondo cui “l’avviata privatizzazione di Fs vuol dire ulteriore drammatico disinvestimento e peggioramento per i servizi di trasporto per i pendolari, già duramente colpiti dai continui tagli dei trasferimenti dal bilancio dello Stato alle Regioni e da tempo impoveriti dalla concentrazione degli investimenti dell’azienda sull’Alta Velocità”.