Poliziotti violenti in copertina: Fedez urla alla censura e si paragona a Dalla

Immaginate cosa avrebbe pensato Lucio Battisti, oggi, se avesse sentito Fedez – il rapper italiano più tatuato di un tappeto persiano – lamentarsi per una presunta censura di Stato per una copertina dove esibisce un poliziotto col manganello e lui che vomita a terra? Probabilmente si sarebbe sganasciato al pensiero di quando a lui, la vera censura, negli anni Settanta, bloccava perfino i versi di canzoni nelle quali alludeva a un approccio sessuale di una donna nei confronti dell’uomo, perché all’epoca l’iniziativa – anche secondo la Dc – la doveva prendere l’uomo. Come accadde per “Dio mio no” dove una strofa, censurata dalla Rai, recitava: “Dopo aver mangiato la frutta/si alza e chiede dove c’è il letto/poi scompare dietro la porta la sento mi chiama/la vedo in pigiama”. Il ritornello: “Dio mio no / dimmi solo che verrà”.

Da Battisti, Guccini e Dalla alle rime di Fedez

Ma quella era poesia, scritta a quattro mani con Mogol. Oggi il cantante rap nella sua ultima hit, “21 grammi“, canta strofe memorabili come “Siamo letargici, siamo crisalidi/Siamo romantici, siamo dei sadici/Se il mondo è malato aspettiamo le analisi”: e qui più che la censura servirebbe la prova del palloncino. Fedez però si lamenta perché l’uffico Marchi e brevetti “è perplesso” per quella copertina di “Pop-hoolist” nella quale un poliziotto a cavallo colpisce qualcuno e lui a terra vomita un arcobaleno. Strano, eh. Un tempo Bobby Solo si lasciava scappare una vera lacrima sul viso per catturare l’attenzione degli spettatori di Sanremo, qualcuno, come Luigi Tenco, si ammazzava per protestare contro chi non lo aveva compreso: oggi Fedez preferisce denunciare la vicenda con un video su Fb nel quale chiama in causa, udite udite, il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi. La quale, pur essendo impegnato in cosine abbastanza toste, come la Finanziaria taglia-tutto, i buchi della sanità e il Pil rasente lo zero, trova il tempo per farlo rassicurare con un comunicato del Mise nel quale specifica che il “blocco” della registrazione della copertina (ma non la vendita del disco) è solo temporeanea.

Pop-hoolista

Quanta pubblicità gratuita sui social…

Ma il rapper damascato, nel frattempo, si era fatto una gran bella pubblicità sui social spacciandosi per vittima della censura, “come già in passato  Lucio Dalla e Francesco Guccini”, con l’hashtag #hocompratounalbumillegale, che ha scalato la classifica dei trends di Twitter. Su Facebook Fedez aveva intanto spiegato che il marchio “Pop-Hoolista”, titolo dell’ultimo lavoro, era stato ritenuto in una comunicazione arrivata dagli uffici di via Veneto “contrario all’ordine pubblico perché è ritratto un poliziotto e al buon costume perché vomito un arcobaleno”.

Il governo rassicura il rapper

E il ministero? Lo ha rassicurato, alla faccia dei poliziotti che a fine mese egli stesso paga come titolare dei cordoni della borsa. “I contenuti – precisa una nota -, ed in particolare l’immagine di un poliziotto che sembra picchiare un personaggio che sta vomitando, sono sembrati all’Ufficio italiano dei marchi e dei brevetti come non rispondenti alla normativa che regola la tutela dei brand. Il riferimento è al Codice della proprietà industriale, contenuto nel decreto legislativo n.30 del 2005. Nell’articolo 14 si precisa che “non possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa i segni contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume”. In base all’articolo 173 è stato quindi chiesto a Fedez di illustrare meglio la sua domanda di tutela del marchio: la legge prevede che abbia due mesi di tempo, prorogabili fino a sei. Nel frattempo ovviamente – fa sapere il Mise – il suo album potrà tranquillamente circolare ed essere venduto».

Meno male: c’era il rischio che Fedez venisse in mente di paragonarsi a Joan Baez, Sacharov, Mandela e San Su Kuy.