Pochi iscritti: chiuso un circolo su tre. Pd è il nuovo “partito di plastica”

Calano gli iscritti, si riducono i circoli: ecco come si prosciuga la militanza nel Pd. Quella tradizionale, almeno. Si svuotano storiche sezioni in Toscana. Chiudono i battenti sedi “rosse” dell’Emilia Romagna. E nel 2015 i tesserati resteranno sotto la soglia dell’anno precedente. Segni della disaffezione, certo, ma c’è dell’altro, visto che in alcuni casi è stata la segreteria a tagliare i circoli per razionalizzare i costi e mettere ordine dopo gli scandali.

Il Pd cambia pelle: smarrita la presa sul territorio, si punta su una struttura light.

Anche a prezzo di impoverire il “vivaio” dem, anche a costo di guardare alla società civile per colmare il buco in occasione delle amministrative. L’allarme, registrato con discrezione al Nazareno, è scattato di recente in Emilia. In quella regione le sedi del Pd si sono ridotte di alcune decine, passando da oltre 700 a poco più di 640. Va così in tutta l’Italia centrosettentrionale. L’ultimo censimento della segreteria, a dire il vero, fotografa ancora la cifra d’inizio anno: 6.454 circoli. Con la drastica riduzione in corso, però – e a causa di un piano di accorpamento varato dal partito – il quartier generale ha già previsto un calo delle sezioni del 30%, scendendo a quota 4.500 entro il 2016. Ai tempi diBersani, ricorda Davide Zoggia, erano quasi 7.000.

Ci sono circoli che si estinguono senza fare rumore. E sezioni che si svuotano, fin quasi a spegnersi.

Per non parlare della Sicilia. La segreteria di Enna è stata commissariata di recente, dopo lustri di dominio incontrastato di Vladimiro Crisafulli. E a Messina il commissario Ernesto Carbone ha deciso di chiudere 57 circoli su 61. Il motivo? Molti risultavano inattivi, se non addirittura fantasma. A Roma, epicentro del caos dem, Matteo Orfini ha usato l’accetta. Dopo lo scandalo di Mafia capitale, ha chiuso 35 dei 110 circoli presenti. 175 restanti li ha poi accorpati, di fatto riducendoli a 15. Di fronte all’oggettivo ridimensionamento del partito tradizionale, la segreteria corre ai ripari. E rilancia: «Non si tratta di disaffezione – assicura Lorenzo Guerini, il vice di Matteo Renzi al partito – siamo noi che stiamo razionalizzando il quadro. Non è solo questione di costi, anzi. Se c’è un circolo con tre iscritti, magari lo facciamo fondere con quello del paese vicino. A me interessa che quei tre militanti possano partecipare, riunirsi e discutere di politica».

Solo pochi anni fa il Pd ragionava di altre dimensioni.

«Siamo sempre stati sopra il mezzo milione – ricorda Nico Stumpo – Ai tempi del congresso 2012, poi, avevamo 6.800 circoli e 800 mila iscritti». Numeri lontani da quelli di oggi. L’anno scorso le tessere registrate sono state 366 mila. E quest’anno? «Più o meno come il 2014, prevede il vicesegretario fra i trecento e i trecentocinquantamila iscritti». La politica intanto cambia. E pure le forme di finanziamento, visto che intanto è arrivato il due per mille a sostituire i rimborsi elettorali. Con cinquecentomila contribuenti, il Pd ha di che consolarsi, riporta “la Repubblica”. Un’enormità, se paragonata al resto dei partiti. Un segnale di vitalità, rilevano dal Nazareno. Resta la cruda contabilità dell’oggi.