Pm e difesa: «Napolitano teste su via D’Amelio». Ma la Corte dice no

La Corte d’assise di Caltanissetta ha opposti un deciso no alla richiesta di una nuova audizione del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano. A chiedere infatti che l’ex-capo dello Stato venisse sentito come testimone nell’ambito del quarto processo per la strage mafiosa di via D’Amelio a Palermo, in corso di svolgimento davanti alla Corte d’assise di Caltanissetta, erano stati accusa, difesa e parti civili. Solo l’Avvocatura dello Stato vi si era opposta, richiedendo a sua volta l’acquisizione del verbale della deposizione resa dallo stesso Napolitano nel processo per la presunta trattativa Stato-mafia.

Solo l’Avvocatura dello Stato si oppone alla richiesta

La Procura aveva dato parere favorevole all’acquisizione del verbale, ma i difensori degli imputati si sono opposti. Come si ricorderà, Napolitano aveva inviato una lettera al presidente dell’Assise nissena Antonio Balsamo in cui sosteneva di non avere nulla da dire sulla strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, e sulle accuse mosse agli imputati.

Napolitano fu già sentito al processo sulla trattativa “Stato-mafia”

Ma proprio su questo specifico punto si è registrato l’irrigidimento dell’accusa. Il pm Gabriele Paci ha infatti ricordato che «nessun testimone può interloquire col giudice». Ove mai accadesse – è il ragionamento della procura nissena – si aprirebbe un vulnus nel sistema giudiziario. Paci ha quindi concluso che la lettera inviata alla Corte d’assise «non può essere valutata come un documento, come una sollecitazione affinché le parti rivedano le proprie richieste. Non essendoci neanche il consenso della parte interessata l’audizione non può essere revocata». Ma la Corte ha deciso diversamente.