Il pilota russo del SU24 abbattuto: nessun avvertimento, mai sconfinato

«Sono impaziente di tornare immediatamente al mio dovere. Vorrei che i miei superiori mi consentissero di rimanere in questa base aerea. Devo “restituire” il favore a nome del mio comandante». Konstantin Murakhtin, il navigatore del jet russo Su-24 abbattuto dai turchi, intervistato nella base aerea russa Hmeymim in Siria dove è stato portato dopo l’operazione di esfiltrazione in territorio nemico, assicura di «non aver violato» lo spazio aereo di Ankara «nemmeno per un secondo» e di non essere stato avvertito «in nessun modo prima di essere abbattuto». E anzi fa sapere che scalpita per tornare a volare ai comandi di un altro cacciabombardiere perché vuole vendicare l’assassinio del suo comandante, il tenente colonnello Oleg Peshkov, ucciso dai ribelli mentre stava scendendo con il suo paracadute dopo che il velivolo sul quale viaggiavano era stato abbattuto dal fuoco degli F16 di Ankara.
«Non è possibile che noi abbiamo violato il loro spazio aereo nemmeno per un secondo – ha assicurato con certezza Murakhtin contraddicendo la Turchia che sostiene, invece, che il suo spazio aereo è stato violato per 17 secondi e che i suoi caccia F16 hanno lanciato ben 10 avvertimenti – Stavamo volando a un’altitudine di 6mila metri in perfette condizioni meteo e ho sempre avuto il controllo totale della rotta».
«Non c’è stato nessun avvertimento, né visivo né via radio – ha aggiunto l’ufficiale russo che dice di conoscere la zona della missione «come il palmo della mia mano» – Bisogna capire la differenza di velocità tra un bombardiere tattico come il Su-24 e quella di un F16: se avessero voluto avvertirci avrebbero potuto sedersi sulle nostre ali», dice con un’espressione colorita ma efficace che lascia capire perfettamente la differenza di prestazioni fra i due aerei che si sono confrontati in volo.
«Invece – ha concluso Murakhtin – il missile ha colpito la poppa del nostro aereo dal nulla, non abbiamo nemmeno avuto il tempo di compiere una manovra evasiva».
Per recuperare Murakhtin è stato necessario allestire in fretta e furia un’operazione di esfiltrazione complicatissima che è durata oltre 12 ore, fino alle 3: e 40, ora di Mosca, e che ha richiesto l’intervento di alcuni team delle forze speciali russe, di quelle siriane e di un’élite di una unità di sei membri di Hezbollah. che ha rintracciato il navigatore del SU24 grazie a un segnale radio.
Il trentatovenne ufficiale dell’aeronautica russa che ha vinto la più grande competizione di volo militare russa, la “Aviadarts-2014“, lo scorso anno, ha atteso i suoi salvatori nascosto nella fitta vegetazione dopo che uno degli elicotteri russi che era andato a riprenderlo è stato colpito da un razzo sparato dai guerriglieri ed è stato costretto a un atterraggio di emergenza esplodendo successivamente. Nell’incidente è morto uno dei marines delle forze speciali russe, Aleksandr Pozynich.
Putin ha già fatto sapere che al tenente colonnello Oleg Peshkov, ucciso dai ribelli mentre stava scendendo con il suo paracadute, sarà attribuita la più alta onorificenza militare russa, Eroe della Russia, una stella dorata con un nastro per un terzo bianco, un terzo blu e un terzo rosso, mentre a Murakhtin e a Pozynich sarà attribuito l’Ordine del Coraggio.