Per la Boldrini lo Stato islamico è “sedicente”. Anche per il Pci le Br erano “sedicenti”

Chiamiamoli pure riflessi pavloviani della sinistra. Ma la tendenza a manipolare o a negare le realtà sgradite si manifesta regolarmente  nel corso dei decenni. Ecco ad esempio come la presidente della Camera Laura Boldrini definisce il pericolo che incombe sulle nostre società: «Il “nemico” è ispirato dal sedicente Stato islamico, ma poi si trova già nei nostri Paesi, quindi la situazione è molto più complicata e chiudere le frontiere come qualcuno ha suggerito certo non sarebbe la soluzione». Questa frase – pronunciata dalla Boldrini nel corso di un incontro con i giornalisti avvenuto a margine di un convegno – fa riflettere. E riflettere assai. Innanzi tutto la parola nemico risulta virgolettata nel lancio dell’Ansa. La Boldrini intendeva affermare che l’Europa non è in guerra, a differenza di quanto pensa il socialista Francois Hollande? Ma c’è di più: lo Stato islamico è “sedicente”. Forse la presidente della Camera voleva dire “autoproclamato”, ma le è sfuggito quel “sedicente”, che non si capisce bene a cosa voglia alludere. Sarebbe per caso un camuffamento di oscuri interessi imperialistici?

La mente corre lontano, molto lontano. Precisamente al 1973, quando l’Unità così titolò un pezzo sulle prime “imprese” del partito armato: «Le sedicenti Brigate Rosse, professionisti della provocazione». L’espressione  “sedicenti Brigate Rosse” ha ispirato a lungo il linguaggio del Pci e della stampa fiancheggiatrice di Botteghe Oscure fino almeno al sequestro Moro. A quel punto non si poteva più negare  l’evidenza. E fu Il Manifesto a soccorrere la sinistra in crisi semantica. I brigatisti divennero i “compagni che sbagliano”. La prima regola, davanti a qualsiasi  fenomeno faccia saltare consolidati schemi ideologici, è  quella, appunto, di negare l’evidenza, cosa che autorizza qualsiasi congettura e dietrologia, con il sospetto che i veri mandanti dei crimini siano di segno politico diverso da quello esibito: forze oscure, burattinai, grandi vecchi, entità metafisiche, tutte forze comunque riconducibili all’odiato imperialismo. Insomma, come si dice a Roma, la si butta in caciara. E ciò allo scopo di non fare i conti con i propri ritardi politico culturali.

È quanto sta avvenendo anche oggi davanti all’aggressione islamica all’Europa. C’è una parte della sinistra (che ha proprio nella Boldrini il massimo rappresentante politico in Italia) la quale non si capacita del fatto che i popoli “oppressi” del Terzo Mondo (come si diceva tanti anni fa) possano avere torto. Questa sinistra pensa che tutto il “male” sia in Occidente, che le aggressioni islamiche non siano altro che una risposta alle “aggressioni” degli Usa, dell’Europa e del vituperato capitalismo (si sono espressi ad esempio così i vari Gino Strada e Alessandro Baricco). Gli irridubili “compagni” non vogliono neanche ammettere che la religione sia tornata prepotentemente al centro della dinamica storica e che la lotta di classe sia un rottame ideologico del Novecento. Che vogliamo farci? Ancor oggi, a quindici anni dall’avvento del Terzo Millennio, c’è ancora chi non s’è accorto che stiamo vivendo negli Anni 2000.