Per il Giubileo della misericordia i vigili battono cassa: senza soldi, nisba!

Papa Francesco ha voluto che si chiamasse Giubileo della Misericordia. Ma parole come compassione, tolleranza, umanità, comprensione, buon cuore, generosità, riguardo e carità sembrano lemmi distanti anni luce dal cosiddetto “salario accessorio”, una squallida vicenda che, in queste ore, migliaia di vigili stanno dibattendo in un’assemblea dai toni infuocati. Di mezzo ci sono i soldi. E, si sa, quando di mezzo ci sono i soldi ogni bella parola va a farsi benedire in un amen.
Dunque, la questione è in questi termini: i vigili romani, alcuni di quelli, per capirci, che a Capodanno dello scorso anno si misero malati in blocco per passare il Capodanno in famiglia invece che in servizio, vorrebbero anche loro, benedettiddio, ricavarci qualcosina da questo ricco Iubilaeum Misericordiae dove ognuno apparecchia il suo tavolo in attesa del cappone. Il ragionamento non fa una grinza: se gli altri ci mangiano, perché non dovremmo mangiarci un pochino anche noi su quel bel tavolo del Giubileo?
Il governo Renzi ci ha messo sopra un bel cumulo di fiches sul Giubileo della Misericordia. Parliamo di milioni e milioni di euro. Certo, polvere in confronto ai quasi 2 miliardi che si ritrovò fra le mani Rutelli all’epoca del precedente Giubileo. Ma, comunque, sempre un bel gruzzolo.
Naturalmente, quando ci stanno di mezzo queste vicende un pochino imbarazzanti, i toni sono felpati, le rivendicazioni per mettersi in bocca una mollichella di pane, sembrano aria fritta. Ma la sostanza, alla fine, viene fuori, aldilà del fumo delle parole.
Per il Giubileo «si chiede alla polizia municipale il massimo – si lamenta Giancarlo Cosentino, sindacalista Cisl, il sindacato più vicino al Vaticano, e coordinatore Rsu – ma a questo deve corrispondere un trattamento economico commisurato secondo legge». Altrimenti? «Altrimenti i problemi sono inevitabili», avverte il rappresentante della corporazione vigilesca. Che poi spiega anche il senso di quella che appare come una minaccia. «Infatti pare – rivela Cosentino – che alla richiesta del Comando del corpo di dare preventiva adesione agli straordinari per il Giubileo, nemmeno un centinaio di persone su 6000 dipendenti abbiano aderito». Insomma, sembra di capire che il “modello Capodanno” sperimentato dai pizzardoni romani nel dicembre scorso potrebbe essere replicato di nuovo durante il Giubileo.
Naturalmente, come sempre accade in questi casi, si indica la luna sperando che qualcuno guardi il dito. «C’è un assoluto silenzio del Comando del corpo sulle programmazione degli eventi del Giubileo. L’organizzazione è ancora alla giornata – sostiene Cosentino -. E siamo molto preoccupati dal fatto che si continua a distogliere personale dalle attività sul territorio: ci è arrivata, ad esempio, un’informativa dal comando secondo cui 24 pattuglie da oggi verranno destinate ad attività di anti-corruzione a supporto di dipartimenti e municipi in materia di abusivismo edilizio. La coperta è cortissima, la polizia locale non riesce già a svolgere i suoi compiti primari figuriamoci quelli aggiuntivi. La nostra attività è paralizzata. A questo si aggiunge la questione ancora irrisolta del salario accessorio, che andremo a discutere con Tronca oggi». Quello che Cosentino non dice, aldilà dell’indubitabile disorganizzazione della Capitale sul Giubileo, è che dei seimila vigili una grandissima parte non sta per strada a fare le multe ma imboscata negli uffici. In attesa della mollichella di pane che dovrebbe piovere dall’alto. O, forse, si tratta di manna?